Résister. Oltre il corpo, niente

L’appuntamento con la rubrica di Riforma dedicata alle donne che resistono

 

La recente polemica scatenata in occasione del Premio Strega, che sempre meno si occupa di libri e sempre più di pettegolezzi su sedicenti scrittori (meglio se velenosi) mi ha fatto pensare a quando da ragazza mi vestivo da maschio e comunque, anche così, non riuscivo a sfuggire alla bilancia con cui le donne vengono soppesate fin dalla adolescenza: sono abbastanza fighe per il mercato dello sguardo maschile in cui saranno buttate, volenti o nolenti?

 

L’antefatto è noto. Uno scrittore, Michele Mari, durante un trasferimento in minivan nell’ambito del più noto premio letterario italiano, fa un apprezzamento sulla (negata) avvenenza di una collega (morta), Michela Murgia, e un’altra scrittrice, Teresa Ciabatti, si arrabbia. Ne nasce una discussione che evade dal ristretto contesto di letterati e diventa la notizia più dibattuta di moribondi giornali cartacei e social frequentati da un pubblico over 50.

 

Può sembrare tutto molto velleitario in un mondo che brucia letteralmente fra il riscaldamento climatico che infiamma il pianeta e i conflitti governati con l’intelligenza artificiale, ma è comunque una cartina di tornasole di come in Italia siamo sempre allo stesso punto: il metro con cui si misurano le donne è quello della bellezza e del suo corollario, la disponibilità sessuale, e guai se qualcuna prova a sottrarsi. Questo è talmente vero che se una donna di successo è femminista e svela maschilismi vari a tutti i livelli, viene attaccata sul suo aspetto fisico. L’obiettivo, lo denunciava Murgia stessa, è sempre lo stesso: farci tacere e rientrare nei ranghi, dove possiamo riconoscere dove si trova il potere (nel maschio) e uniformarci al ruolo che ha predisposto per noi, di femmine fatte per il piacere e la maternità.

 

Mari ha poi comunque vinto lo Strega ma il corpo delle donne è sempre il vero elefante nella stanza: in quel minivan che trasportava i candidati al prestigioso premio come nel dibattito culturale e politico nel nostro paese, oggi come nel secolo scorso.

 

 

«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».