Il Gruppo Teatro Angrogna accolto calorosamente in Francia

Uno spettacolo che va oltre il teatro

«Nous avons passé une belle soirée de retrouvailles» dice Eliane Goudet, grazie alla quale nel 1988 vennero avviati i primi contatti del Teatro Angrogna con l’associazione francese dei Foyers Ruraux. «Douce, chaleureuse et confortable. J’ai beaucoup aimé votre “Farfilò”: simple, humain, dans la tradition populaire en sens nobile du terme. Mercì à vous tous. Gardons l’espoir de se revoir».

 

È la sera della prima delle tre rappresentazioni della tournée del “Carro di Tespi” angrognino. Anche in alta Provenza caldo torrido, mai visto prima d’ora. Ma due giorni dopo, a Flassan, 300 abitanti ai piedi del Mont Ventoux, soffia una fresca brezza nel cortile della piazza principale, dove si replica lo spettacolo di canti e racconti della tradizione popolare, di qua e di là delle Alpi. Tra i presenti c’è un professore belga di passaggio, attivista per il rispetto dei diritti umani in Palestina: «Il vous faut absolument venir à Roubaix l’année prochaine» ci avverte al termine della rappresentazione. «Sans manquer!».

 

L’ultima parola spetta a Esther Weiland- Maret, pastora della Chiesa Protestante Unita di Chambon sur Lignon, in Alvernia. Al pari dei suoi colleghi del Conseil Paraoissial non si aspettava un testo così duro e allo stesso tempo stimolante come il “Les Vaudois: historie et chants d’un peuple -église”. «Il faut absolument que l’on se revoie! – dice con emozione –; votre passage ici, dans une communauté qui existe depuis 1500, ne peut pas etre un cas, bien qu’eccéptionel».

 

A ipotizzare un nuovo evento non ci vuole molto: quelli di Chambon nel 1943 hanno salvato dalla deportazione nei campi nazisti circa 300 famiglie di ebrei, nascondendole nelle loro case, dotandole di documenti contraffatti e avviandole poi verso la Svizzera. Un po’ come a Rorà, nelle Valli Valdesi. Perché non organizzare dunque un incontro tra le due comunità? Il GTA ha già dato la propria disponibilità a fare da tramite: a Rorà (dove aveva già presentato lo stesso spettacolo due settimane prima)? Ad Angrogna? A Chambon? Poco importa dove, l’importante è darsi da fare, fin da ora.

 

E chi sa che non scappi una “gira” anche a Grenoble, dove la comitiva angrognina, sulla via del ritorno, ha incontrato Marco Genre (docente nelle scuole superiori dell’antica capitale del Delfinato, fresco autore di una tesi di dottorato su Nuto Revelli) e la sua bella famigliola, per poi gettare un mazzo di fiori nell’Isère, dove Martin Gonin, angrognino, uno dei più autorevoli e attivi Barba valdesi, il 26 aprile 1536 venne buttato nelle acque del fiume dopo essere stato strangolato su ordine della Santa Inquisizione…