Chiesa d’Inghilterra, storico dibattito sul Medio Oriente
Approvata a larga maggioranza dopo ampie discussioni una mozione di sostegno alle popolazioni
Il Sinodo generale della Chiesa d’Inghilterra, anglicana, ha votato a stragrande maggioranza per esprimere la propria solidarietà ai cristiani palestinesi. Lo ha fatto dopo un dibattito lunghissimo, che ha occupato quasi due giorni dei lavori dei delegati.
Il Sinodo della Chiesa d’Inghilterra è tricamerale , composto dalla Camera dei Vescovi , dalla Camera del Clero e dalla Camera dei Laici. Attualmente conta 467 membri in totale e si riunisce tre volte all’anno.
Il Sinodo, riunito a York dal 10 fino a oggi 14 luglio, ha esaminato e discusso una mozione per un confronto con un documento pubblicato da Kairos Palestine, un movimento ecumenico cristiano palestinese.
235 membri del Sinodo hanno votato a favore, mentre 47 hanno votato contro.
Il documento su cui il Sinodo si è confrontato in particolare si intitola “Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio” ed è stato originariamente pubblicato lo scorso novembre. Si tratta di un appello teologico e politico lanciato da cristiani palestinesi, di cui abbiamo a più riprese parlato anche su Riforma, che invita i cristiani di tutto il mondo a mostrare solidarietà ai loro correligionari palestinesi e a esercitare pressioni sui governi e sulla società civile globale affinché «isolino, boicottino, disinvestano e sanzionino Israele».
Il testo descrive Israele come un’«entità coloniale, di insediamento ed escludente», definisce la sua campagna militare a Gaza un genocidio e invita le chiese di tutto il mondo a «distinguere tra il dialogo con gli ebrei e il dialogo con il sionismo». Al contempo, condanna l’antisemitismo e respinge l’equiparazione della critica a Israele all’antisemitismo. Inoltre, elogia le voci ebraiche che si oppongono alla guerra e invita le chiese ad «amplificare le voci profetiche ebraiche che invocano giustizia e verità».
La mozione incoraggia le diocesi e le chiese a confrontarsi con le dichiarazioni di Kairos Palestine nell’ambito di un più ampio sforzo volto a comprendere le esperienze di vita dei cristiani palestinesi.
Il testo definitivo è stato modificato durante il dibattito per precisare che la Chiesa avrebbe “ascoltato”, anziché “ricevuto”, le dichiarazioni di Kairos come «sincere espressioni» dell’esperienza cristiana palestinese, ribadendo al contempo l’opposizione all’antisemitismo, all’odio anti-musulmano e a ogni forma di pregiudizio religioso.
Il documento impegna inoltre la Chiesa al dialogo interreligioso, chiede politiche di investimento responsabili alla luce del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024 sull’illegalità dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi e sollecita il governo del Regno Unito a lavorare per una pace giusta e duratura.
Il dibattito si è incentrato, come anticipavamo, in particolare dunque sul testo di Kairos Palestine II “Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio”.
Testo che ha suscitato critiche da parte di diverse organizzazioni ebraiche e personalità pubbliche nel Regno Unito, tra cui il Board of Deputies of British Jews, che ha definito Kairos Palestine II antisemita. Numerosi in tal senso sono stati gli appelli del rabbino capo, Sir Ephraim Mirvis affinché la Chiesa respingesse il documento che a suo avviso utilizza «una retorica estrema per sfidare il concetto stesso di Stato ebraico» e che rischia di «compromettere decenni di attenta costruzione di relazioni» tra cristiani ed ebrei.
«Pur riconoscendo la sofferenza dei cristiani palestinesi – ha affermato il Rabbino – , questo documento lo fa in un modo che non può che danneggiare la causa della pace. È davvero sconvolgente che un documento che pretende di parlare in nome della verità contenga così tante falsità, utilizzando una retorica estremista per sfidare il concetto stesso di Stato ebraico e per opporsi agli accordi di pace esistenti nella regione». Parole cui ha replicato il rettore della chiesa St. Andrew di Ramallah, fra gli estensori del documento Kairos II e presente in aula a York: « “L’intervento del Rabbino capo nell’esortare la Chiesa d’Inghilterra a non discutere il documento Kairos solleva importanti interrogativi. Il messaggio lascia intendere che la Chiesa d’Inghilterra non debba ascoltare le comunità cristiane autoctone della Terra Santa, i cui membri vivono da generazioni sotto occupazione e la cui testimonianza teologica si è forgiata in mezzo a quotidiane difficoltà».
La vescova di Gloucester Rachel Treweek ha a sua volta evidenziato che «Respingere queste notizie come se fossero in qualche modo sediziose sarebbe arrogante e irrispettoso. I nostri fratelli e sorelle palestinesi lo percepirebbero come un peccato, un voltare le spalle in un momento in cui già provano disperazione e abbandono, e in cui le loro vite sono già impoverite da chi detiene il potere».
Nel suo intervento al dibattito, l’arcivescova di Canterbury Sarah Mullally, riferendosi al suo pellegrinaggio in Terra Santa del mese scorso, ha affermato: «La paura era palpabile tra tutti coloro che abbiamo incontrato, palestinesi e israeliani. Da Gaza al nord di Israele, dal Libano meridionale alla Cisgiordania, le persone in tutta la regione sono traumatizzate dai conflitti in corso».
Riguardo a Kairos II, l’arcivescova ha dichiarato: «Questo documento riflette il dolore e il trauma del popolo palestinese». Ha aggiunto che, «come pastora», ha ascoltato il grido dei palestinesi. La Chiesa deve affrontare conversazioni difficili, ha detto, «e assumersi il rischio di dialogare al di là delle divisioni». Ha ringraziato il Rabbino capo e il Consiglio dei deputati per la loro onestà e ha fatto riferimento al «deplorevole aumento dell’antisemitismo» in questo Paese.
«Ascoltare la sincera testimonianza delle esperienze di vita dei cristiani palestinesi non significa che siamo d’accordo con tutto ciò che è contenuto in questi documenti, ma significa che li ascoltiamo con compassione e solidarietà nei loro confronti, in mezzo alle numerose ingiustizie che subiscono», ha proseguito.
«Sono un pastore, non un politico. Quando dico che il popolo palestinese merita la libertà, non è un’affermazione politica, ma morale e spirituale».
Ha concluso dicendo: «Sinodo, ascoltiamo questo invito alla preghiera e alla solidarietà attiva».
La mozione è stata presentata dall’arcidiacono di West Cumberland, il reverendo Stewart Fyfe, che ha negato di aver chiesto al Sinodo di approvare le posizioni di Kairos II; si trattava piuttosto di dimostrare «sincere espressioni dell’esperienza vissuta della Chiesa palestinese» e di mostrare preoccupazione «sia per la popolazione ebraica che per quella palestinese».
Parlando con il Times la scorsa settimana in merito alla sua mozione, ha dichiarato: «Abbiamo evitato con molta attenzione di usare le parole ‘genocidio’ o ‘apartheid’, non abbiamo espresso alcun giudizio in merito. Stiamo dicendo: ‘Leggiamo almeno questi documenti, ascoltiamo perché affermano ciò e cerchiamo di comprenderli’».
La mozione finale recitava:
«Che questo Sinodo risponda all’appello dei cristiani palestinesi a essere solidale con loro e con i loro fratelli palestinesi nella resistenza non violenta all’occupazione in corso. Deploriamo la perdita di vite israeliane e palestinesi e le violazioni della dignità umana e dei diritti da entrambe le parti, nonché lo sfollamento della popolazione. Ci impegniamo a una migliore comprensione della situazione in Israele e nei territori palestinesi occupati, cercando la pace e la sicurezza per tutti i popoli di quelle terre e perseguendo ciò che porta all’instaurazione di una pace giusta e duratura.
In particolare, noi ci impegniamo a:
- a) respingere l’antisemitismo, l’ostilità anti-musulmana e ogni forma di pregiudizio basata sull’appartenenza religiosa e sull’etnia;
- b) riconoscere con pentimento il contributo storico della Chiesa all’antisemitismo e alla situazione che attualmente affligge il popolo palestinese, riaffermare il nostro impegno per il dialogo interreligioso, compreso il dialogo cristiano-ebraico, e incoraggiare una più profonda comprensione dell’ebraismo e delle altre fedi;
- c) pregare per tutte le vittime dei conflitti in corso in Israele e nei territori palestinesi occupati e per una pace duratura;
- d) ascoltare la Dichiarazione Kairos Palestina (2009), il Grido di Speranza (2020), l’ Appello al Pentimento (2023) e Kairos Palestina II (2025) come espressioni sincere dell’esperienza vissuta dai cristiani palestinesi e:
- incoraggiare la Chiesa d’Inghilterra a tutti i livelli a esaminare tali documenti nell’ambito di una ricerca volta a una maggiore comprensione della situazione;
- chiedere alla Divisione Fede e Vita Pubblica di raccomandare le risorse che consentono alle diocesi e alle chiese locali di promuovere una piena comprensione della situazione e di rispondere attraverso la preghiera, lo studio teologico, la difesa e il sostegno pratico all’opera intrapresa dalla Diocesi Episcopale di Gerusalemme e da altre Chiese al servizio del popolo di Israele e del territorio palestinese occupato;
- e) incoraggiare la Chiesa d’Inghilterra a tutti i livelli a esaminare tali documenti nell’ambito di una ricerca di maggiore comprensione della situazione, parallelamente al dialogo continuo con le voci ebraiche e musulmane nella ricerca della giustizia, dell’uguaglianza, della pace e della riconciliazione;
- f) invitare gli investitori della Chiesa ad attuare e dimostrare un approccio all’avanguardia in materia di investimenti responsabili relativi al territorio palestinese occupato;
- g) chiedere al Governo di Sua Maestà di adoperarsi con urgenza per una pace duratura in Israele e nei territori palestinesi occupati, che garantisca la sicurezza di tutte le parti e il rispetto dei diritti e della dignità intrinseca di tutti i popoli.’
Il voto della Chiesa d’Inghilterra segue una mossa analoga da parte della Chiesa presbiteriana (USA) , la più grande denominazione presbiteriana degli Stati Uniti, la cui Assemblea generale il mese scorso ha ratificato Kairos Palestine II, ha riconosciuto la guerra di Israele contro Gaza come un genocidio e ha chiesto un embargo sulle armi contro Israele e il disinvestimento dalle aziende ad esso collegate.