Grünewald in anticipo sulla Riforma
In edizione inglese un libro dedicato all’artista del Rinascimento tedesco
Colori, abiti, libri di conto, una raccolta di prediche di Lutero, i dodici articoli del Credo, un attestato dell’arcivescovo di Magonza, una Bibbia, un Nuovo Testamento rilegato: questo l’inventario dei beni redatto nell’ottobre del 1528 a Halle alla morte di Mathis Nithart Gothardt detto “Grünewald”, uno dei massimi pittori del Rinascimento, originario di Würzburg, in Franconia, documentato a partire dal 1505. Per restituire al pittore tedesco un profilo biografico adeguato e soprattutto il giusto ruolo nell’orizzonte artistico dell’epoca, Edoardo Villata – professore alla Northeastern University di Shenyang, Cina), fra i massimi esperti di Leonardo da Vinci e della pittura lombarda del XVI secolo – ha da poco pubblicato una corposa monografia per l’editrice Officina Libraria*. Scritta in inglese, per favorirne la circolazione a livello internazionale, era stata preceduta da una precedente edizione italiana per le edizioni Hapax.
Nel 1531, Filippo Melantone collocava Grünewald come “via media” tra il sublime e intellettualmente superiore Albrecht Dürer, e il “piacevole” Lucas Cranach. «Tutto potremmo pensare di Grünewald, ma non considerarlo un “giusto mezzo”» (p. 93). Della sua opera più famosa, il complesso e straordinario polittico per la chiesa degli antoniti a Isenheim, in Alsazia (ora nel Musée d’Unterlinden), realizzato fra il 1513 e il 1514, Villata rintraccia la verosimile fonte di ispirazione testuale nelle Rivelazioni di Santa Brigida, di origine trecentesca, rilette però nella contemporanea predicazione dell’agostiniano Johann von Staupitz, figura centrale nell’iniziale crisi religiosa di Lutero. Il corpo martoriato del Cristo sofferente – dalle piaghe purulente e le ferite sanguinolente, in cui dovevano riconoscersi i malati di peste, sifilide e fuoco di sant’Antonio ricoverati nella precettoria a cui l’opera era destinata – suscitò allo scrittore bulgaro naturalizzato britannico Elias Canetti, che la vide nella primavera del 1927, la tragica osservazione: “La salvezza consiste nel non voltare il capo” (Il frutto del fuoco, Adelphi).
L’opera costituisce la terza tappa di un percorso di interpretazione del tema cristologico che segue le Crocifissioni conservate a Basilea (del 1505-1506), a Washington (del 1512), e precede quella di Karlsruhe (1524). Essa, inoltre, si inserisce nel dibattito religioso del secondo decennio del Cinquecento sul tema della Salvezza: ci colpisce la figura ieratica e monumentale di Giovanni Battista, il quale indica Cristo, mentre con gesto solenne addita il contenuto del testo biblico di Giovanni 3, 30 e ai suoi piedi l’Agnello mistico versa il proprio sangue nel calice. L’avvicendamento fra Antico e Nuovo Testamento, che il Battista e Cristo qui simboleggiano, sarà un tema iconografico sviluppato in un’incisione del 1525 che illustra un testo di Urbano Regio sul Sacramento dell’altare, e da Lucas Cranach il Vecchio, a partire dal 1529, in una serie di dipinti e xilografie della serie “Legge e Grazia” che incorniciano i frontespizi delle edizioni luterane della Bibbia del 1533 e del 1541.
La produzione di Grünewald segue un percorso affatto autonomo e nel libro viene restituita in tutta la sua complessità, dal confronto a distanza con Dürer (in particolare nella vicenda dell’altare Heller per la chiesa dei domenicani a Francoforte) e con l’alsaziano Martin Schongauer; alle forti connessioni con la scultura (in primis con il suo concittadino Tilman Riemenschneider, specialista nell’intaglio del legno di tiglio); ai rapporti con la pittura lombarda, stimolati da un possibile viaggio al di qua delle Alpi.
In merito ai rapporti con il nascente pensiero della Riforma, l’autore rifugge opportunamente la tentazione di arruolarlo fra le fila dei luterani, cosciente del fatto che egli visse in una fase di forte cambiamento, ancora privo degli steccati confessionali di là da venire, mostrandolo tuttavia profondamente partecipe alla riflessione sul tema della Salvezza e anche sull’uso delle immagini, che presto avrà importanti conseguenze professionali sull’attività dei pittori tedeschi.
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Edoardo Villata, Grünewald. Painter and Mystic of the German Renaissance, prefazione di Pantxika Béguerie-De Paepe. Milano, Officina Libraria, 2025, pp. 304, euro 45,00.