Una Speranza che si fa pratica…

L’incontro delle chiese metodiste e valdesi del centro Italia al Centro «Ecumene» di Velletri

 

Proseguono gli articoli relativi ai lavori delle recenti Conferenze distrettuali delle chiese valdesi e metodiste, strumento intermedio di governo delle chiese

Sono quattro i distretti territoriali delle chiese metodiste e valdesi:  I Distretto (Valli Valdesi del Piemonte), II Distretto (Italia settentrionale e Svizzera), III Distretto (Italia centrale), IV Distretto (Italia meridionale). Oggi è il turno del III Distretto.

I due articoli sono a cura di Ilaria Rossi, deputata di Livorno e diaspora di Piombino, e Julia Di Luca, deputata di Vasto.

 

Si è svolta al Centro «Ecumene» di Velletri (Rm), dal 12 al 14 giugno, in un clima di inizio estate quasi perfetto, la Conferenza del III Distretto 2026. Come sempre, oltre a essere luogo di attività istituzionali, è stata un’occasione preziosa di incontrare fratelli e sorelle, in modo particolare per chi vive in comunità piccole o un po’ più isolate geograficamente. 

Il pastore Jean-Félix Kamba Nzolo ha accompagnato la conferenza attraverso la meditazione e il culto; i canti sono stati accompagnati da un terzetto di archi!

 

La riflessione comunitaria ha preso le mosse dalle relazioni della Ced e della commissione d’esame, quest’ultima composta da Emanuele Fiume, Luana Prencipe e Gabriele Ciampalini, centrate sul tema della Speranza («Sperare contro ogni speranza oggi»), in continuità con il lavoro iniziato con la Conferenza dell’anno scorso, su «Imparare la speranza, sotto la croce».

Durante il percorso di avvicinamento alla Conferenza, il tema è stato approfondito grazie a un incontro specifico con il pastore prof. Eric Noffke, che si è svolto il 24 aprile da remoto, nel quale è emerso quale sentire comune che lega fratelli e sorelle, il bisogno di rendere conto della Speranza che è in noi. Nonostante il coro insistente che ci circonda e invita a rassegnarci alla realtà esistente, a un mondo che appare pregno di violenza, egoismo, prevaricazione, la nostra fede nel Dio che promette vita e vicinanza, il Dio che si rivela nello scandalo della croce, ci chiama a ribellarci a questo status quo, a coltivare una speranza che è dunque essa stessa scandalo.

 

Nella mattina di sabato i partecipanti hanno nuovamente beneficiato dell’intervento del prof. Noffke, che ringraziamo, che si è focalizzato sull’oggetto della speranza: che cosa speravano i cristiani delle prime generazioni? La risposta è giunta dalla lettura di testi dell’Apocalisse e dell’epistolario paolino collocati nel loro contesto. Noffke ha poi mostrato come alcuni cristiani hanno vissuto e testimoniato la loro speranza in tempi molto duri e apparentemente senza prospettive. Lo ha fatto attraverso The Kairos Document (Sudafrica, 1985) e quello del movimento Kairos Palestina (2009). In questi documenti la speranza è il cuore della fede cristiana: la fiducia nel Dio rivelato in Gesù Cristo è attesa attiva del Regno, impegno per la giustizia, la pace, la trasformazione. Di fronte a una chiesa adattata allo status quo, questi cristiani si sono posti come chiesa “profetica” (“che sta davanti”), capace di studiare, analizzare criticamente la realtà, schierarsi accanto agli oppressi con coraggio e testimoniare un’alternativa fondata sul Vangelo.

 

È poi seguito un momento di condivisione su come ognuno di noi immagina che la propria chiesa possa declinare il messaggio di speranza nel territorio di appartenenza, nella comunità, superando la dimensione del singolo credente e aprendosi al mondo esterno, poiché proprio nella relazione con il nostro prossimo la Speranza prende forma, diventa pratica di cura, esercizio di rispetto e accoglienza.

Certo impresa ardua, ancora di più pensando alle forze a disposizione che emergono dalle statistiche aggiornate sulla vita delle nostre chiese; eppure è proprio il racconto della nostra quotidianità di credenti che ci parla di come, confidando nel Cristo Risorto e con il sostegno sempre vivo dello Spirito, si possa praticare la vicinanza e la cura che il Signore ci insegna anche all’esterno e di quanto questo sia necessario di fronte alla realtà attuale di disagio diffuso, di crisi occupazionale, di difficoltà esistenziale. 

 

Relazione e speranza, dunque, hanno illuminato questa Conferenza, apertura e sostegno al fratello e alla sorella all’interno della comunità e apertura verso il mondo esterno con accoglienza fraterna e cura. Che il Signore ci aiuti dunque a restare saldi in Cristo e a camminare nella speranza del suo regno.