Patto delle religioni, le parole di Mattarella e Garrone
Il preisidente della Repubblica: «Uso strumentale delle fedi avvelena e uccide l’anima»
Come già raccontato, il 25 giugno nella significativa cornice dell’Ara Pacis a Roma, autorità religiose presenti in Italia hanno firmato il Patto interfedi per la coesione sociale. Una “via italiana” al dialogo interreligioso che chiude un percorso avviato negli scorsi anni, e apre a un nuovo cammino comune.
Nel pomeriggio dello stesso 25 giugno al Quirinale la consegna del Patto «La via italiana del dialogo interreligioso».
Per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il pluralismo religioso è una ricchezza che «rafforza i valori democratici» e la convivenza civile. Di fronte a un tempo in cui la religione viene piegata «a strumento di odio e non di pace», il Capo dello Stato ha definito «gli estremismi e i fondamentalismi» una «semplificazione mistificante» incapace di rispondere alla complessità del presente.
Il suo appello finale è rivolto a credenti e non credenti: «Riconoscere l’altro è una condizione che già alimenta la pace. Incontrarsi, dialogare, riflettere insieme la moltiplica».
Il presidente della Repubblica ha più volte espresso convinta gratitudine per l’iniziativa, «un momento di estrema importanza per il nostro Paese», sottolineandone i forti legami con la Costituzione e dedicando una attenzione particolare al Mediterraneo.
«L’Italia – ha detto il Presidente – è anche, come nel documento accennato, il mare che la circonda. È un’entità geopolitica certamente, ma prima ancora uno spazio dell’anima, in cui la storia e le religioni hanno costruito anche le ragioni di una civiltà della convivenza tra Europa, Africa e Asia». E ha concluso con un invito ad azione concrete per superare estremismi e fondamentalismi: «una nostra sfida come Italia, come Unione Europea».
Per la FCEI erano presenti alla consegna del Patto a Mattarella il presidente Daniele Garrone e il pastore valdese Pawel Gajewski, coordinatore della Commissione consultiva per le relazioni ecumeniche delle chiese battiste, metodiste e valdesi, che ha collaborato alla stesura del testo interfedi nell’ambito del Tavolo di dialogo interreligioso.
Qui di seguito, la trascrizione del discorso integrale del presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Daniele Garrone in occasione della firma:
Mezzo secolo fa molto faceva pensare che la storia sarebbe andata nella direzione della “città secolare” – per citare il titolo di un famoso libro di allora – e che quindi nello spazio pubblico le voci delle religioni non avrebbero più avuto una rilevanza tale da influenzare o addirittura orientare le scelte etiche e politiche dei cittadini.
Che la si accogliesse come uno sviluppo positivo o la si sentisse come una perniciosa decadenza, questa valutazione che “il nostro futuro è la città secolare” aveva il sapore di una diagnosi.
Il contesto globale nel quale sottoscriviamo questo patto, ha oggi un volto assai diverso, per almeno due aspetti. Da un lato, anche qui da noi, il discorso pubblico è sempre più terreno di scontri, contrapposizioni, polemiche. Sembra che contino di più gli schieramenti che le interlocuzioni possibili. Le semplificazioni caricaturali spesso urlate eludono la complessità dei fenomeni e dei problemi. Questo, temo, spinge anche su ognuna delle nostre comunità, è più difficile anche dialogare e discutere al nostro interno. Dall’altro lato, muscolosi – come minimo – richiami a Dio e pretese di assolutezza religiose sono massicciamente presenti nei conflitti, anche armati, e in discorsi di odio.
Tanto più su questo sfondo, che mostra come le religioni, a cominciare dalla mia, possano benissimo essere dalla parte dei problemi, è moralmente e spiritualmente significativa la via che in Italia – è già stato sottolineato – noi che siamo qui, con le nostre storie e identità diverse, abbiamo delineato insieme e che insieme ci impegniamo solennemente a percorrere ancora. Così io credo la sottoscrizione di questo patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino già individuato e intrapreso, ma anche un nuovo inizio, un’assunzione responsabile di un impegno ulteriore al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune.
Quindi, guardiamo con gratitudine al cammino fin qui percorso e siamo consapevoli e convinti della responsabilità che esso implica.
Tutto questo è fonte di speranza, la forza che ci può preservare dall’apprensione, dalla rassegnazione e dal cinismo.