Music Bridge: il gospel che unisce culture e impegno sociale
Conclusa la seconda stagione del progetto
Venerdì 12 giugno si è conclusa con un gioioso concerto del KEFAS Gospel Choir la seconda stagione del progetto “Music Bridge. Un Ponte per la Musica”. Ospitato nella storica chiesa situata di fronte a Castel Sant’Angelo, la Chiesa metodista di Ponte Sant’Angelo, il concerto è stato introdotto dalla pastora Sarah Mae Gabuyo, che ha sottolineato come la rassegna intenda rivolgersi alla città non solo attraverso concerti di alto livello, ma anche grazie alla scuola di musica organizzata quest’anno per bambine e bambini, ragazze e ragazzi, di cui si è recentemente tenuto il saggio conclusivo.
La rassegna si propone dunque anche come ponte tra generazioni, culture e generi musicali, come ha ricordato nel suo saluto la moderatora della Tavola valdese Alessandra Trotta. Fondato nel 1975, il KEFAS Gospel Choir ha sede presso la Chiesa metodista “Jerusalemskirken” di Copenaghen ed è uno dei promotori del Copenhagen Gospel Festival, l’evento annuale che ha contribuito a diffondere la musica gospel in Danimarca attraverso concerti, corsi e seminari tenuti da nomi celebri del gospel internazionale.
Un indubbio successo, dunque, questo concerto, per il quale ringraziamo il KEFAS Gospel Choir e la Chiesa metodista di Ponte Sant’Angelo, già impegnata nell’organizzazione della prossima stagione 2026-’27, la terza di “Music Bridge. Un Ponte per la Musica”.
A raccontare l’evento è stato Franco Chiarini, musicista e membro della Chiesa metodista di via XX Settembre e spettatore del tour italiano del coro danese (12-14 giugno).
Il sostegno dell’Otto per mille della Chiesa Valdese
Come ricordato da Chiarini, per l’occasione la moderatora della Talvola valdese ha introdotto il progetto sostenuto dall’ Otto per mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), che offre spazio ai giovani talenti, concerti accessibili e una scuola di musica per i bambini del territorio. L’impatto più significativo, come ha evidenziato, resta comunque la capacità di favorire l’amicizia e l’unione tra culture differenti in un contesto sempre più divisivo.
“Un nutrito programma ha caratterizzato il concerto romano, nel quale il messaggio di una fede gioiosa, caratteristico della musica gospel, è arrivato al pubblico con energia e immediatezza. Molti i brani eseguiti, tra cui i celebri Oh Happy Day, Amazing Grace, Freedom is Coming e Faithful, che hanno coinvolto ed emozionato il pubblico, unitosi alle voci e ai ritmi del battito delle mani. Come ha affermato il coro KEFAS nel programma della serata: ‘La musica gospel non è soltanto uno stile musicale coinvolgente e ricco di energia: porta con sé un messaggio di fede, speranza, amore e gioia. Per questo non ci stanchiamo mai di cantare il Vangelo, ringraziando Dio per la Sua fedeltà, per il canto che mette sulle nostre labbra e per la gioia che riempie i nostri cuori’”, ha concluso Chiarini.
La tappa napoletana: arte, cultura e riscatto sociale
Il tour, proseguito a Napoli, ha previsto un secondo concerto nella splendida cornice della chiesa monumentale di San Giovanni a Carbonara. Riaperta e inaugurata ufficialmente il 17 settembre 2025, è una delle tappe principali del MUDD (Museo Diocesano Diffuso), la rete dell’Arcidiocesi di Napoli nata per sottrarre le chiese monumentali all’abbandono. La gestione operativa del sito è affidata alla Cooperativa La Sorte, presieduta da Emanuele Russo, che insieme ai giovani del territorio si occupa della custodia e delle visite guidate. Questo modello unisce la valorizzazione dell’arte sacra al riscatto sociale, creando lavoro regolare per i giovani della città.
Nel corso della serata, Russo ha raccontato la storia della chiesa, ma anche l’impegno della Cooperativa La Sorte, che attraverso la gestione dei siti d’arte contribuisce ad allontanare i giovani dalle piazze di spaccio del Rione Sanità, offrendo lavoro regolare. Un’altra iniziativa che, come Music Bridge, valorizza la cultura e offre alle nuove generazioni una possibilità concreta di riscatto sociale.
Un dialogo ecumenico e l’impegno per la nonviolenza attiva
Ad accogliere il coro danese a Napoli sono stati l’impegno profuso della Chiesa battista di Napoli in Via Foria e il talento musicale del coro gospel Euphoria, guidato dal direttore Emanuele Giovanni Aprile, insieme alla vocal coach Annalisa Madonna.
Sulla linea della moderatora, il pastore emerito Massimo Aprile ha voluto ricordare al pubblico l’importanza dell’unità e dell’impegno comune per la pace e l’accoglienza nel clima sempre più divisivo dei nostri tempi. “Il coro danese metodista viene per cantare insieme a un coro napoletano battista. Copenaghen e Napoli sono due città che hanno in comune una sirena, ma non solo. Secondo la dichiarazione delle Nazioni Unite, la Danimarca è il Paese più felice del mondo. E qualcuno dice che anche a Napoli sia difficile intristirsi. Dunque, siamo in un incontro, in un colloquio della felicità con la felicità. Accomunati entrambi dal gospel, i due gruppi si riuniscono in una straordinaria chiesa cattolica. Una realtà che ci mostra come le vie del Signore siano infinite: anche se spesso preferiamo incamminarci per sentieri già battuti, Dio è perseverante nella pazienza e nella volontà”, ha esordito il pastore.
“Viviamo un tempo un po’ triste e depressivo. Le strade di terra che noi costruiamo sono quelle asfaltate su cui facciamo passare i cingolati e le truppe che ancora una volta minacciano di radere al suolo, distruggere, uccidere, mentre Dio cerca, tra i roghi e le sfide, di tracciare un piccolo sentiero per raggiungere le nostre coscienze e interpellare di nuovo la nostra umanità. Le vie del Signore sono infinite, però noi diciamo che poi in definitiva è una: la via di Gesù. E io vorrei dire che questa via ha un nome e si chiama nonviolenza attiva. La nonviolenza attiva ci offre un nuovo paradigma di civiltà, perché ci aiuta a trasformare i conflitti in opportunità di crescita, convivenza e riconciliazione.”
Per il pastore, questa via si dirama anche attraverso il mare, grazie a donne e uomini coraggiosi che offrono aiuto lungo le rotte del Mediterraneo a migranti e richiedenti asilo, i cui percorsi si scontrano con l’indifferenza e il cinismo tanto della Danimarca quanto dell’Italia. Queste vie portano il nome delle numerose associazioni impegnate su questo fronte: da Medici Senza Frontiere a Mediterranean Hope, da Emergency ad Amnesty International, fino ad ActionAid, Open Arms e Sea-Watch.
Il pastore ha poi concluso: “Questa sera, in coro, accordiamo le nostre voci. Perché noi possiamo cantare insieme “Oh Happy Day”, che giorno felice quello in cui celebriamo l’amore di Dio. Noi mettiamo fili spinati, ma Dio continua a tracciare strade e costruire ponti di connessione. Questa è la via, stasera: una via lastricata dalle note di due cori, che infondono speranza per i giorni a venire”.