Accogliere insieme, costruire speranza
A Bruxelles un importante appuntamento europeo dedicato all’accoglienza e all’integrazione delle persone rifugiate
Di Daniele Podestà e Silvia Casonato
Il 5 giugno scorso abbiamo partecipato, insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), alla European Community Sponsorship Convention di Bruxelles, un importante appuntamento europeo dedicato all’accoglienza e all’integrazione delle persone rifugiate, organizzato da Share Network, rete europea di organizzazioni impegnate nell’accoglienza comunitaria
La convention ha celebrato i dieci anni di sviluppo della Community Sponsorship in Europa, un modello che mette al centro il coinvolgimento diretto delle comunità locali. Gruppi di cittadini, associazioni, chiese e organizzazioni del territorio accompagnano concretamente persone e famiglie rifugiate nel loro percorso di inserimento, favorendo relazioni, autonomia e inclusione sociale. Negli ultimi anni questo approccio ha contribuito all’apertura di percorsi sicuri e legali per migliaia di persone, dimostrando che un’accoglienza partecipata e sostenibile è possibile.
Per noi è stata una vera ventata d’aria fresca e un incoraggiamento a proseguire il percorso intrapreso insieme a Fcei-Mediterranean Hope e Ucebi (Unione cristiana evangelica battista d’Italia), che ci ha già visti coinvolti nell’accoglienza e nell’accompagnamento di una famiglia afghana rifugiata in Italia. A Bruxelles abbiamo avuto la sensazione di essere parte di qualcosa di molto più grande: una rete europea di persone e organizzazioni che condividono la convinzione che l’accoglienza possa trasformare positivamente la società.
In un momento storico segnato da episodi di violenza e ostilità verso gli stranieri, come i recenti incidenti di Belfast, e da una crescente retorica anti-immigrati, l’esperienza vissuta a Bruxelles rappresenta un segnale di speranza. Circa 150 partecipanti provenienti da 13 Paesi europei si sono ritrovati per condividere esperienze e buone pratiche. Il messaggio emerso con forza è stato semplice: quando si investe seriamente in processi di accoglienza e integrazione sicuri e sostenibili, i risultati sono positivi per tutti.
Tra i momenti più significativi ricordiamo la mostra fotografica “Welcoming Refugees in Europe: Lights and Shadows” dell’attivista afghana Efat Abulfazil, che ci ha accompagnati in un intenso viaggio tra le luci e le ombre dei percorsi di accoglienza.
Molto stimolanti sono stati anche gli interventi dei relatori, che hanno offerto un quadro realistico della situazione europea, senza nascondere le difficoltà: un contesto politico spesso avverso e la carenza di alloggi come una delle principali criticità. Proprio per questo, ogni persona, ogni comunità e ogni progetto che nasce rappresentano un autentico atto di resistenza civile e di speranza.
Particolarmente toccanti sono state le parole di Abdourahamane Diaby, attivista ed ex rifugiato ivoriano: «Negli anni ho realizzato che la vita è più che andare a lavorare, guadagnarsi da vivere e pagare le bollette. Penso che il ruolo di ognuno di noi sia lasciare il mondo almeno un po’ migliore di come lo abbiamo trovato».
Anche Silvia, (che insieme al pastore Daniele Podestà firma questo articolo, Ndr.), ha vissuto questa esperienza come il naturale proseguimento di un percorso iniziato oltre dieci anni fa con Mediterranean Hope e proseguito come volontaria nei Corridoi Umanitari in Sicilia. «Sentirsi parte di un progetto più ampio, capire che non si è soli, che le proprie fatiche sono condivise e che si può imparare dalle esperienze degli altri è stata una sensazione bellissima», racconta.
Le testimonianze delle persone rifugiate hanno ribadito il valore di un’accoglienza strutturata e organizzata: per chi arriva in un nuovo Paese, spesso dopo aver perso molto o addirittura tutto, la parola chiave è “guida”. Colpisce vedere come molte di queste persone abbiano poi scelto di impegnarsi a loro volta per aiutare chi arriverà dopo di loro.
Torniamo a casa con nuove idee, nuove amicizie e una convinzione ancora più forte: l’accoglienza non è soltanto una risposta a un bisogno, ma un modo concreto per costruire comunità più giuste, aperte e solidali. E, forse, anche per restituire un po’ di fiducia nell’umanità a tutti noi.
Foto da Share Network