Passo dopo passo
Corridoi Umanitari e ai percorsi di mobilità lavorativa, per una vera inclusione
Un momento di confronto concreto tra aziende, comunità accoglienti e persone rifugiate è stato al centro dell’evento STEP BY STEP, dedicato ai Corridoi Umanitari e ai percorsi di mobilità lavorativa promossi dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), da Fondazione Adecco ETS e da Caritas Italiana nell’ambito del progetto STEP – Skills, Talent and Empowerment through Pathways.
L’iniziativa, ospitata nella cornice dell’Auditorium di “Fondazione Generali The Human Safety Net”, in Piazza San Marco a Venezia, lo scorso 8 giugno, ha rappresentato un’importante occasione per condividere esperienze, riflettere sulle sfide dell’inclusione lavorativa e valorizzare le buone pratiche sviluppate nell’ambito del progetto, un modello che coniuga protezione internazionale, accoglienza e inserimento professionale.
Attraverso le testimonianze dirette di persone arrivate in Italia grazie ai Corridoi Umanitari, il pubblico ha potuto conoscere percorsi di integrazione che vanno oltre la semplice risposta all’emergenza. Le storie raccontate hanno evidenziato come il lavoro rappresenti uno strumento di riscatto, riaffermazione del sé, riconoscimento e partecipazione alla vita delle comunità ospitanti, a condizione che sia accompagnato da adeguati percorsi di supporto e inclusione.
Le aziende presenti hanno condiviso le proprie esperienze nell’inclusione di lavoratori con background rifugiato, sottolineando il valore della diversità nei contesti professionali, l’importanza di adottare pratiche inclusive nei percorsi di selezione e inserimento lavorativo di persone con background rifugiato, la necessità di ripensare processi e strumenti per favorire un inserimento efficace e duraturo. È emerso con forza come l’inclusione non possa essere considerata un intervento straordinario, ma una scelta strategica capace di generare benefici per le persone, per le organizzazioni e per l’intera società.
L’evento ha inoltre ribadito il ruolo fondamentale delle reti territoriali e delle comunità accoglienti, che accompagnano i percorsi delle persone rifugiate ben oltre il loro arrivo in Italia, contribuendo a creare le condizioni per una reale partecipazione sociale e lavorativa.
L’incontro ha confermato come la collaborazione tra organizzazioni del terzo settore, imprese e comunità locali sia la chiave per costruire percorsi di mobilità lavorativa sicuri e sostenibili, capaci di mettere al centro la dignità, le competenze e il potenziale delle persone rifugiate. Un approccio che supera le narrazioni semplicistiche e restituisce alle persone la possibilità di essere riconosciute nella loro ricchezza di competenze, aspirazioni e potenziale.