Cybersecurity, geopolitica e la sfida per la sovranità digitale

In questo conflitto nessuno è civile: siamo tutti bersagli

 

Viviamo nell’era della sorveglianza totale. I sistemi con cui le grandi oligarchie tecnologiche controllano ogni angolo del mondo esistono già: si chiamano intelligenze artificiali generative, droni, telecamere biometriche. La battaglia per la sovranità digitale è già cominciata e si combatte a colpi di fibra ottica e codice binario.

 

In seguito alla progressiva dipendenza da software e algoritmi, con lo sviluppo esponenziale dell’intelligenza artificiale e la corsa agli armamenti digitali, siamo entrati in una nuova era dei conflitti, siamo nell’era della guerra algoritmica. Una guerra che mette a rischio la sovranità digitale e quindi il benessere e l’incolumità stessa dei cittadini. La rete è diventata spazio e strumento di conflitto aperto a cui partecipano anche i civili.

 

È in libreria dal 5 giugno il volume “Guerra profonda. Hacker, bugie e l’architettura segreta dei nuovi conflitti”, scritto da Arturo Di Corinto e pubblicato da Luiss University Press all’interno della collana “Pensiero Libero”, con la prefazione di Roberto Baldoni. Mentre si delineano gli spazi di una guerra ibrida e sfuggente, combattuta non solo sui campi di battaglia tradizionali ma attraverso sabotaggi digitali, attacchi ransomware e offensive cibernetiche, i sistemi di difesa occidentali scricchiolano sotto la pressione di potenze rivali e asimmetrie tecnologiche sempre più profonde.

Il volume analizza la crescente interdipendenza tra scelte tecnologiche e dinamiche geopolitiche, offrendo una riflessione di strettissima attualità sulle nuove sfide per la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture critiche.

 

Siamo di fronte a una vera e propria guerra cognitiva che si consuma attraverso episodi concreti: è l’attacco alla rete satellitare Viasat che ha accecato le difese ucraine ore prima dell’invasione russa; sono i cavi sottomarini sabotati nel Mar Baltico e attraverso cui transita la quasi totalità delle comunicazioni mondiali; è Elon Musk che decide della connettività di un’intera nazione in guerra; sono Peter Thiel e Alexander Karp che vendono agli Stati la capacità di prevedere tutto, sottraendo però loro la sovranità indispensabile per difendersi.

La disinformazione di massa non è più appannaggio di regimi lontani, è industrializzata, democratizzata dall’intelligenza artificiale, accessibile a chiunque voglia fare l’hacker, non di un sistema informatico, ma della percezione della realtà. Di Corinto ci guida attraverso la Russia del RuNet, la Cina del Social Scoring, l’Europa che regolamenta senza produrre tecnologia autonoma. È la genesi della sovranità digitale. Il rischio è però la fine del vecchio ordine globale, delle sue leggi, delle sue istituzioni. In questo conflitto nessuno è civile: siamo tutti bersagli.

 

Arturo Di Corinto è giornalista e analista di cybersicurezza. Attivista per i diritti digitali, ha scritto di internet, hacker e tecnologia per la Repubblica, il Manifesto, Il Sole 24 Ore, e Wired. Psicologo cognitivo, dottore in comunicazione, ricercatore all’Università di Stanford e professore di Privacy e Cybersecurity alla Sapienza di Roma, indaga il cyberspazio come campo ibrido tra difesa, potere, algoritmi e sistemi di manipolazione di massa. Attualmente è consigliere dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ha scritto numerosi saggi, tra cui Hacktivism (2002), I nemici della rete (2010), Cryptomania (2022).