Cara Luce… caro Nino

Domande non scontate nel libro su base epistolare di Franco Cazzola

 

Si conobbero in treno. Lei andava a Venezia partendo da Torino. D’origine romena, ma padrona della nostra lingua. Una lunga chiacchierata accende una relazione che si nutrirà di lettere. Resteranno in corrispondenza per lungo tempo. Un genere letterario, quello dello scambio epistolare, che – come questo libro dimostra – può coinvolgere profondamente*.

 

Ci sono domande. Tante domande che, a volte, sono le nostre. Le risposte non sono scontate e attingono soprattutto dalla dimensione letterarie. Riferimenti a episodi come quello descritto da Kafka, nel giardino di Steglitz a Berlino, della bimba che ha perduto la sua bambola, narrata da Dora Diamant, che. lo accompagnò nelle ultime settimane di vita. Storia di un «amore gratuito, da dare agli altri e non a stessi».

 

È un viaggio attraverso il XX secolo. Lui si chiama Nino e lei Luce. Dai tratti autobiografici emerge che da adolescente Luce abbia rifiutato la società precipitando nell’anoressia e successivamente in un irrefrenabile bulimia. Da qui le riflessioni sul rapporto con il suo analista, che si rivelerà essere uno «psicologo fellone». Risalire dall’abisso sarà l’impresa più ardua di Luce. Ritroviamo anche qui questioni irrisolte, affrontate anche con parole di Etty Hillesum.

 

Nino regala a Luce il libro con i testi. di Bonhoeffer Resistenza e Resa e successivamente la stessa Luce scopre in libreria le lettere dal carcere di Tegel tra D. Bonhoeffer e Maria von Wedemeyer, la sua fidanzata. Si può incarcerare il corpo ma fede e sentimenti restano liberi.

 

Sono interessanti anche le considerazioni su fotografie e dipinti. Come quell’enigmatica lumaca che Francesco del Cossa dipinse nella sua Annunciazione (1470) come simbolo della risurrezione o più semplicemente della rinascita. Importante anche il riferimento al libro Oscura primavera di Unica Zürn, vittima (inconsapevole?) di logiche naziste: un’autrice surrealista la cui vicenda, in qualche modo, rinvia, nel carteggio di Nino e Luce, al film diretto da François Truffaut nel 1975 L’histoire d’Adèle H., sulla figlia del grande Victor Hugo, che fuggi in Canada per un amore non ricambiato. Di nuovo la storia di una donna che ha sofferto ma non si è arresa.

 

Ed è qui che arriva la parola ritmata del Qohelet. La fisicità della Bibbia nella disperazione del mondo, interpretata soprattutto da donne. Che, in genere, reggono ben più degli uomini il loro destino. Ma in Nino c’è una sensibilità femminile. Quest’ultima affiora nel corso della corrispondenza. O no? È tutto da scoprire questo libro con bagliori di attualità. Da leggere con calma. La sensibilità, la vasta cultura dell’autore (responsabile per lunghi anni della letteratura tedesca in Einaudi e poi in Adelphi), la sua stessa fede luterana lasciano una traccia profonda nel lettore. A cominciare dalla stessa foto di copertina, ripresa ben due volte (p. 38) ma con un’assenza tutta da scoprire e interpretare.

* Roberto Cazzola, Luce, una corrispondenza. Torino, Ed. SEB27, 2024, pp. 192, euro 16,00.