Cosa significa essere “uniti nella missione”
Dal 15 al 17 maggio si è svolta ad Harrogate l’annuale Assemblea dell’Unione battista della Gran Bretagna
Più che un’assemblea chiamata a produrre nuove deliberazioni, l’incontro annuale dell’Unione battista inglese (Baptist Union of Great Britain), svoltosi dal 15 al 17 maggio presso l’Harrogate Convention Centre, nel North Yorkshire inglese, si è configurato come una tappa di ascolto, discernimento e confronto.
Il titolo scelto per il 2026 – United in Mission: Gathering and Sharing (“Uniti nella missione: raccogliere e condividere”) – indicava già con chiarezza l’orientamento dell’appuntamento: meno enfasi su decisioni immediate, maggiore attenzione a una riflessione comune sul significato della missione della chiesa oggi.
Hanno aperto i lavori la pastora Lynn Green, segretaria generale dell’Unione battista inglese, e Kang-San Tan, direttore generale della BMS World Mission, che hanno accolto i delegati sottolineando il senso profondo dell’incontro. «Avremo molte opportunità per condividere le nostre esperienze missionarie, così da essere ispirati per vivere fedelmente la chiamata di Dio nei nostri contesti. Ci ritroveremo attorno alla Scrittura, elevando insieme i nostri cuori e le nostre voci nel culto. Soprattutto, questa Assemblea è un’occasione per tutti di incontrare nuovamente Gesù», ha dichiarato Lynn Green.
L’assemblea si è inserita in un percorso avviato lo scorso anno con la presentazione di una Mission Resolution, una proposta che mira a costruire una comprensione condivisa della missione all’interno del battismo britannico. Non si tratta però di un documento destinato a essere approvato rapidamente. Il processo è stato concepito in più tappe: dopo l’introduzione nel 2025, il 2026 è stato dedicato soprattutto all’ascolto delle esperienze delle comunità locali, mentre un’eventuale adozione formale è prevista soltanto nel 2027.
Un dato interessante è proprio questa scelta metodologica. In una fase storica in cui molte chiese protestanti affrontano tensioni interne, mutamenti sociali e trasformazioni profonde della vita religiosa, i battisti inglesi sembrano aver privilegiato un percorso lento, fondato sul discernimento comunitario piuttosto che su decisioni immediate.
Al centro della riflessione si trova una comprensione ampia della missione cristiana. Nel materiale preparatorio e nelle sessioni dell’assemblea è emersa con forza l’idea che annuncio del Vangelo, giustizia sociale, servizio concreto e attenzione al creato non possano essere separati. Una prospettiva che, per molti aspetti, richiama dibattiti presenti anche nel mondo ecumenico internazionale e nella tradizione della cosiddetta “missione integrale”, nella quale testimonianza di fede e responsabilità sociale vengono considerate dimensioni inseparabili della vita cristiana.
Durante i tre giorni di incontri è stato dato spazio soprattutto alla condivisione di esperienze concrete provenienti dalle chiese locali: iniziative rivolte ai migranti e ai rifugiati, progetti contro l’isolamento sociale, nuove forme di presenza ecclesiale nei quartieri, percorsi di accompagnamento spirituale e attenzione alle questioni ambientali. Più che elaborare nuovi programmi centralizzati, l’intenzione è stata quella di valorizzare ciò che già avviene nelle comunità e di mettere in comune pratiche e intuizioni maturate sul territorio.
Accanto a questi temi, l’assemblea ha affrontato anche questioni legate alla vita interna delle chiese: formazione e riconoscimento dei ministeri, cappellania, accompagnamento delle nuove vocazioni, salvaguardia delle persone vulnerabili e relazioni con le chiese partner nel mondo. Si è trattato quindi di un quadro ampio, nel quale la missione non è stata intesa soltanto come attività esterna, ma come modo complessivo di vivere l’identità ecclesiale.
In tempi caratterizzati da polarizzazioni e accelerazioni, la scelta di rallentare i processi e investire nell’ascolto reciproco è stato uno degli aspetti più significativi emersi da Harrogate. Non tanto un evento destinato a produrre una svolta immediata, quanto un passaggio di un percorso più lungo: capire insieme che cosa significhi, oggi, essere “uniti nella missione”.