Sguardi. “Tempo libero, tempo liberato”
Il nuovo numero della rivista della Diaconia valdese e della Facoltà valdese di Teologia riflette su carestia di tempo, presentismo, social media: ne parliamo con Gianluca Barbanotti
È online da metà marzo il quarto numero di Sguardi, pubblicazione a cura della Diaconia valdese e della Facoltà valdese di Teologia. Dopo il lavoro, la giustizia e il carcere, si parla di Tempo libero e tempo liberato, un tema che riguarda tutti, giovani e vecchi, e fa da sempre parte della riflessione umana (pensiamo alla Bibbia).
Gianluca Barbanotti, membro della redazione con Fulvio Ferrario, Loretta Malan, Daniele Massa e Luciano Zappella, spiega che il focus che la redazione ha voluto dare non è quello «del tempo che passa, dell’invecchiamento, bensì della modifica nella comprensione e nella percezione del tempo, che sperimentiamo nelle nostre comunità di vita, ecclesiastiche e non. Una modifica determinata fortemente dall’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione, in particolare dei social, che hanno rivoluzionato la percezione del tempo, in modo meno drastico per le generazioni più anziane e in modo quasi definitivo per le nuove».
Un tempo che non ha più confini, per esempio tra lavoro e vita privata: lo abbiamo sperimentato in maniera massiccia dalla pandemia di Covid-19, ormai è normale che a qualsiasi ora si ricevano e inviino messaggi, si facciano riunioni online, si ricevano e controllino le notifiche sui registri elettronici dei figli. E ci si sente in colpa se non si risponde subito…
«Sì, è uno dei punti del cambiamento: passato, presente e futuro sono concentrati nel “presentismo”, sul quale si accavalla una serie di stimoli permanenti, rendendo difficile la percezione del passato e inquietante quella del futuro… Tutto avviene nello spazio di un secondo, e questo comporta un’ansia da prestazione, un senso di inadeguatezza se non sei sempre pronto.
Come abbiamo visto nella pandemia, sono venuti a mancare dei confini (anche fisici) tra scuola/lavoro e casa/famiglia, i due piani si mischiano e si sovrappongono: non siamo più riusciti a superare questa situazione».
Il tempo libero è un’invenzione sociale, ricorda Barbanotti: c’è stata un’epoca in cui il concetto di tempo libero non esisteva, «la vita aveva la sua scansione determinata dalle stagioni, anche dal calendario ecclesiastico, e le persone all’interno della loro vita ordinaria trovavano momenti di riflessione, in cui (diremmo oggi) “staccavano”. Con l’avvento delle fabbriche, gli orari predefiniti, siamo arrivati al discorso del tempo, e con la diminuzione degli orari di lavoro è nata la questione del tempo libero». Nell’Ottocento, ricorda, «l’Esercito della salvezza e altri movimenti protestanti ed evangelici sono stati molto attenti all’utilizzo del tempo libero, c’era quasi il terrore che i tempi vuoti portassero all’alcool e al gioco d’azzardo… Lo sport nasce in Inghilterra proprio per riempire il tempo libero».
Oggi, anche la partecipazione alla vita ecclesiastica è diventata un aspetto del tempo libero… nel dossier c’è un capitolo intitolato “Fede, chiesa e tempo libero”: «Una battuta ci aiuta a capire: le chiese hanno cominciato a svuotarsi quando le automobili hanno cominciato a riempirsi, negli anni Sessanta, quando l’automobile è diventata il simbolo del tempo libero. Oggi la chiesa è diventata un “competitor” fra altre “agenzie del tempo libero”. Pensiamo alla difficoltà di trovare le date per gli incontri di scuola domenicale o catechismo… È un dato sociologico, non c’è da scandalizzarsi. La soluzione “facile” è creare un “packaging ecclesiastico” attraente in questo “mercato”, ma se il fatto di rendere le chiese un po’ più attraenti non va demonizzato, è chiaro che quando il “packaging” sostituisce l’Evangelo, diventa un problema».
Come nei volumi precedenti, anche questo numero (che non pretende di dare soluzioni, ma pone il tema) offre materiali per l’animazione nelle chiese e nei gruppi di studio e lo si può scaricare gratuitamente dal sito diaconiavaldese.org o ascoltare in podcast sul canale Youtube della Diaconia valdese.