L’eternità di Dio
Un giorno una parola – commento a Salmo 102, 27
Ma tu sei sempre lo stesso e i tuoi anni non avranno mai fine
Salmo 102, 27
Al Dio unico, nostro Salvatore per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, siano gloria, maestà, forza e potere prima di tutti i tempi, ora e per tutti i secoli. Amen
Giuda 25
Il nostro Salmo è una preghiera in forma di poesia, in cui si riflette sul dolore individuale, accostandolo a quello collettivo: la preghiera di una persona afflitta che si lamenta con Dio.
È una “mappa emotiva”: chi prega è disperato, non trattiene più nulla, si svuota come un bicchiere che si capovolge, come fumo che si dissolve a vento, o erba che avvizzisce.
È in questa situazione deprimente che leggiamo dell’affermazione sull’eternità di Dio.
Poterebbe essere un passo verso l’oppressione definitiva, lo schiacciamento: siamo polvere, Dio è eterno, siamo condannati alla miseria. Ma non è così: riconoscere il limite è affrontare la verità: il salmista ci chiama alla lucidità, non all’autocommiserazione.
Questa scoperta richiede un cammino di umiltà, che può avere aspetti liberatori: siamo fatti/e così.
Essere mortali non è una colpa, la caducità non è una punizione, è la forma specifica dell’esistenza delle creature.
Il Salmo non ci chiede di piangere sulla nostra finitezza, piuttosto sulla solitudine che spesso la accompagna.
Qui si trova il centro della preghiera. Un centro condivisibile: non si chiede di essere resi eterni, ma di non essere lasciati/e soli/e.
La dialettica tra eternità e caducità non schiaccia la creatura, la orienta: se Dio rimane lo stesso, c’è una stabilità su cui appoggiarsi anche nella nostra instabilità.
C’è però un passo ulteriore: quando il salmo riconosce che Dio “rimane sempre lo stesso”, non dice che Dio è fermo, indifferente, lontano nella sua perfezione: afferma che Dio è fedele in modo attivo.
Riconoscere il nostro limite storico – essere persone che vivono in una determinata epoca, in un corpo che evolve e invecchia, in circostanze che non si scelgono – può far crescere.
Quando sai di non essere eterno, smetti di fare come se lo fossi, il limite ci ridimensiona.
Chi si crede illimitato non sa chiedere, mentre il Salmo ci propone una dipendenza consapevole. Amen.