La “partenza” di Gesù ci investe della missione

Un giorno una parola – commento a Giovanni 16, 7

 

 

Non mi trattenete, giacché il Signore ha dato successo al mio viaggio

Genesi 24, 56

 

 

Gesù disse: «È utile per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò»

Giovanni 16, 7

 

 

L’assenza di Dio è la condizione per la nostra crescita spirituale, l’ascensione di Gesù ci rende protagonisti della storia della salvezza.

In Giovanni 16, 7 leggiamo uno tra i messaggi centrali – e paradossali – dell’Evangelo: Gesù riempie il mondo ritirandosi fisicamente da esso.

 

Il racconto si svolge durante l’ultima cena, in un’atmosfera carica di tensione e tristezza: i discepoli hanno paura perché sentono che tutti i loro sogni stanno crollando. Gesù però non offre parole di banale consolazione, ma ribalta la prospettiva: la sua assenza fisica non sarà una perdita, ma un guadagno. 

Sarà qualcosa di utile, di vantaggioso; la sua presenza limitata a un corpo e a un luogo geografico deve finire affinché inizi una presenza nel mondo, proiettandola nel futuro.

 

Questo episodio racconta dell’evoluzione che la fede deve necessariamente avere, passando dalla storia di altri e altre (fondamentale, ma passata) e la nostra storia, la nostra quotidianità.

È questo il passaggio che segna un rapporto che va dalla dipendenza alla responsabilità: seguire il Maestro non significa ripetere i suoi gesti come un copione polveroso imparato a memoria; grazie all’azione dello Spirito, la sequela diventa un atto creativo. 

 

Non siamo bambini/e che il genitore deve tenere perennemente per mano, ma persone adulte, che sanno di dover agire nelle situazioni nuove.

La “partenza” di Gesù ci investe della missione: se Gesù non è più visibile fisicamente, il mondo può vedere Dio solo attraverso i gesti dei discepoli; la cronaca ci offre gli spunti, lo Spirito la forza, ma siamo noi a dover fare il passo: è il discepolo che deve farlo. 

L’“utilità” di cui parla il Vangelo è questa: Dio non è più un Maestro da ammirare da lontano, ma un’energia che agisce attraverso le nostre mani e il nostro cuore, rendendo ogni nostra azione un possibile incontro con il divino. Amen.

 

Immagine: Bethlehem Church in 2021