Accogliere la “scandalosa” misericordia di Dio
Un giorno una parola – commento a Giona 4, 4
Il Signore disse a Giona: “Fai bene a irritarti così?”
Giona 4, 4
Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro
Luca 6, 36
Giona è arrabbiato, e non lo nasconde. È stato mandato ad annunciare la distruzione di Ninive, e lo ha fatto. Ma quando la città si pente e Dio decide di non punirla, il profeta si irrita profondamente. Dietro questa rabbia c’è qualcosa di più di un semplice disappunto: c’è l’orgoglio ferito, forse anche la sensazione di aver fatto “brutta figura”. Le sue parole di giudizio non si sono realizzate, e Dio non ha agito secondo le sue aspettative.
Ma soprattutto, Giona non sopporta la misericordia di Dio. Non accetta che quei Niniviti – stranieri, nemici, colpevoli – possano essere perdonati. Non tiene conto del loro pentimento, non si lascia toccare dalla possibilità che Dio cambi strada di fronte a un cambiamento umano. Preferirebbe una giustizia inflessibile, prevedibile, che confermi le sue parole e il suo ruolo.
È una reazione che, se siamo sinceri, non ci è del tutto estranea. Anche noi a volte fatichiamo davanti alla grazia quando non riguarda noi, quando raggiunge chi riteniamo “non degno”, quando smentisce le nostre aspettative o mette in discussione le nostre certezze. In un mondo segnato da divisioni, da giudizi duri e da identità contrapposte, la misericordia può apparire persino scandalosa.
La domanda di Dio – “Fai bene a irritarti così?” – è rivolta anche a noi. Ci invita a riconoscere le nostre resistenze, a smascherare quell’orgoglio che preferisce avere ragione piuttosto che vedere l’altro vivere. È una domanda che non umilia, ma apre.
Questa parola è un’esortazione chiara: imparare a guardare con gli occhi di Dio, che non si compiace della condanna ma gioisce del pentimento. E forse, proprio accogliendo questa misericordia così scandalosa, possiamo diventare anche noi un po’ più liberi, un po’ più umani. Amen.