Dio si avvicina senza imporsi
Un giorno una parola – commento a I Re 19, 11-12
«Il Signore gli disse: “Esci e fermati sul monte, davanti al Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il suono di un silenzio sottile»
I Re 19, 11-12
Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere
Giovanni 1, 18
Elia è in fuga, stanco, impaurito, deluso. Ha conosciuto il confronto, lo scontro, persino la vittoria, ma ora si ritrova svuotato. È in questo stato che Dio gli si rivela non nella forza travolgente degli elementi, ma in un “silenzio sottile”.
Ci aspetteremmo un Dio potente che si manifesta nel fragore, capace di imporre la sua presenza con segni evidenti. Eppure, il racconto ci spiazza: Dio non è nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco. Tutte immagini che parlano di forza, di rottura, di spettacolarità. Dio sceglie invece la via discreta, quasi impercettibile.
Anche oggi siamo immersi in un mondo rumoroso: parole gridate, conflitti amplificati, notizie che si susseguono senza tregua. Sembra che solo ciò che è forte, visibile, eclatante abbia valore. Ma questa parola ci invita a cercare altrove: non nel frastuono, ma nello spazio interiore dove può emergere una voce diversa.
Il “silenzio sottile” non è vuoto, ma presenza. È il luogo in cui Dio si avvicina senza imporsi, parla senza schiacciare, chiama senza forzare. Per ascoltarlo, però, è necessario fermarsi, uscire – come Elia – dai nostri rifugi e dalle nostre paure.
Questa parola è un invito e una consolazione: Dio non si nasconde perché è lontano, ma perché desidera essere incontrato in profondità. E forse, proprio quando tutto dentro e fuori di noi sembra agitato, è lì – nel silenzio che resta – che la sua presenza continua a farsi vicina. Amen.