Diaconia politica alla prova

Il racconto del convegno organizzato dalla chiese valdesi e metodiste del Sud Italia

 

Si è svolto ,dall’11 al 12 aprile scorso ,al Centro sociale “Casa Mia – Emilio Nitti”, di  Napoli Ponticelli, il convegno organizzato dal IV Distretto delle Chiese del Sud , sul tema della Diaconia politica alla prova. Questo convegno , in continuità con gli altri tre precedenti ,è stata pensato però -come ha detto il pastore Bruno Gabrielli, Presidente della CED – per realizzare «un confronto più serrato e approfondito fra le esperienze concrete e le riflessioni maturate a tu per tu con le opportunità e le sfide dei diversi contesti in cui ci si trova a operare… senza per questo perdere di vista quella che oserei definire la sfida numero uno per tutti e tutte, vale a dire l’attuale crisi della politica».

 

Il convegno è stato introdotto da quattro relazioni,alternate da momenti di approfondimento in gruppi di lavoro. Il primo relatore è stato  Daniele Massa , Presidente della CSDDiaconia valdese, che ha voluto definire le coordinate di riferimento della diaconia, per passare poi alla «grammatica operativa», in cui ha analizzato i fondamentali del metodo diaconale. La  diaconia deve sempre collocarsi nella «faglia della storia», e per fare questo è necessario l’adozione di «un “bilinguismo” etico: la capacità di tradurre le motivazioni della fede in un linguaggio secolare comprensibile a una società pluralista e post-cristiana». In  conclusione ,ha voluto specificare quelli  che dovrebbero essere i tre pilastri esegetici nonché  gestionali della nostra azione diaconale: l’audacia innovativa, che condanna l’immobilismo causato dalla paura (Matteo 25) ; l’organizzazione sistematica, che contrasta le disuguaglianze generate dall’inefficienza (Atti 6) ; e la sostenibilità etica, intesa come obbligo di prudenza progettuale ed equilibrio economico per non abbandonare i beneficiari (Luca 14).

 

La seconda relazione è stata tenuta da Marta Bernardini coordinatrice del progetto Mediterranean Hope  della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, la quale nel ripercorrere le esperienze attuate (Corridoi Umanitari, accoglienza a Lampedusa, Casa delle Culture e gli Ostelli Sociali) ha voluto sottolineare che dobbiamo essere una Chiesa di frontiera, assieme a coloro che sono costretti a viverci. In una logica di resistenza , ma anche di riscatto, secondo un intreccio operativo tra testimonianza evangelica e impegno politico, in cui dobbiamo mantenere sempre  la consapevolezza della nostra identità e vocazione evangelica e in cui, pur chiamati a collaborare con le istituzioni ,dobbiamo mantenere sempre una “postura” critica e indipendente. «La nostra azione diaconale- ha voluto precisare – non è però un’azione di semplice assistenza caritatevole, ma vuole e deve anche essere una proposta di modelli alternativi e di pratica del cambiamento».

 

Monica Natali, diacona in forza al XV Circuito (Calabria e Messina), ha raccontato le diverse esperienze in cui è coinvolta (dalla tenda della Pace e Non Violenza al Social Point Casa delle Donne, dai Laboratori di ascolto e partecipazione democratica, al lavoro con i migranti a Rosarno etc.), per precisare che il ruolo ed il senso della diaconia evangelica  in questa  regione, la più emarginata del Sud, deve per forza assumere un ruolo anche «politico», che non può essere disgiunto da quello della partecipazione, della democrazia e della lotta contro il malaffare, immaginando  modelli nuovi di economia e di società : dalla restanza all’economie sostenibili, dall’accoglienza diffusa alla giustizia sociale.  

 

Con l’ultima relazione, infine, tenuta da un’attivista , esterna alle nostre chiese, Laura Lombardi dell’Ex Opg “Je so’ pazzo, abbiamo potuto confrontarci anche con  un modello alternativo di azione sociale. L’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario è infatti oggi un famoso spazio a Napoli, autogestito e alternativo alla strada, dove viene praticata un’azione di solidarietà “dal basso” che va oltre il semplice “mutualismo” per proporsi anche come luogo di democrazia critica e “rivendicativa”.

In conclusione : la diaconia non può essere un optional per le chiese, ma la diaconia “completa” non può essere  solo assistenza, ma anche testimonianza di speranza , di  cambiamento delle ingiustizie e “cane da guardia” delle democrazie.