Ambiente, vittima ignorata dei conflitti
Le guerre sono causa di disastri ambientali giganteschi
Proseguono gli editoriali proposti dall’Agenzia stampa NEV con riflessioni sulla situazione internazionale. Qui tutti gli articoli della nuova sezione dedicata al “nuovo disordine mondiale“.
Oggi pubblichiamo un editoriale della coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Maria Elena Lacquaniti.
Mi piace l’odore del napalm al mattino, è la storica frase pronunciata da Rober Duvall nei panni del colonnello americano Kilgore nel magistrale “Apocalypse Now”. C’è un’efferatezza in questa espressione che ferisce e porta alla memoria l’immagine ardente di una ragazzina che, seppur viva rimarrà per sempre segnata nell’anima e nel corpo da quella violenza. Sfugge alla memoria invece una vittima invisibile che non è impersonata dagli altri e altre per cui si è pregato e chiesta giustizia, l’ambiente. L’ambiente muore nelle guerre, violentato e torturato al pari dell’essere umano ma la sua è un’agonia lenta e poca stampa, poca consapevolezza testimoniano la sua sorte. La distruzione ambientale si chiama ecocidio.
La prima definizione di ecocidio la dà il primo ministro svedese Olof Palme riferendosi alla deplorevole condotta statunitense in Vietnam. Già a partire dal XVII secolo si individuano azioni criminali estese che riguardano l’umanità e l’ambiente e nei secoli a seguire il Diritto Internazionale emana i primi importanti divieti: divieto dell’uso di gas biologici prima e chimici dopo ed infine divieto dell’uso di armi di distruzione di massa e non convenzionali. Solo nel 2008 si riconosce il reato di ecocidio e nel 2024 il reato diviene penale.
Secondo la definizione data dalla “Stop Ecocide Fondation” l’ecocidio si verifica quando si eseguono «Atti illeciti o sconsiderati commessi con la consapevolezza che vi sia una probabilità sostanziale che tali atti causino danni gravi, diffusi o a lungo termine all’ambiente». Particolarmente rilevanti in questo caso sono i termini sconsiderati (wanton) e diffusi o a lungo termine (severe, widespread, long-term). Sebbene questa definizione si riferisca specificatamente l’azione compiuta sull’ambiente, il criterio di valutazione del danno da ecocidio è ancorato agli effetti che lo stesso provoca sull’essere umano. L’ ambiente è vittima invisibile perché lo sguardo è miope e non vede la gravità del danno ambientale e la sua propagazione attraverso le mutazioni ecosistemiche.
Nella XIII edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, la mappa che individua gli sfollati ambientali, evidenzia che essi partono prevalentemente da zone dove infliggono conflitti e guerre. L’incremento delle emissioni dovute ai bombardamenti, alla presenza massiccia di carri armati e mezzi speciali che solcano terra e cielo, a navi portaerei, non provocano solo calore, siccità e distruzione legata strettamente al momento bellico ma innescano un esacerbante modifica di biodiversità, perdita vegetativa, alterazioni e variazioni del suolo e degli ambienti acquatici. Gli effetti sul clima di quanto accade negli habitat terrestri e marini non sono affatto marginali anzi ben visibili proprio da questa mappa, ovvero terribilmente amplificati.
“Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate” (2 Pietro 3,10)
La lettera di Pietro anticipa una fine dei tempi in cui la malvagità sarà consumata dalle fiamme, intanto un’apocalisse ad opera umana è da tempo in corso e a bruciare non sono i pessimi del pianeta bensì i popoli e le loro terre e se l’umanità soccombe nel dolore, la terra, nel senso più ampio del termine, si ammala perdutamente: la quasi totale sterilità dei terreni per avvelenamento mirato in Palestina e Libano, perdita di copertura forestale nel Donetsk ed innalzamento delle temperature, nube tossica in Iran e conseguente pioggia nera carica di sostanze dannose. Questi sono solo alcuni esempi, ma la diffusione del danno ecosistemico non trova barriere nell’ambiente e si propaga con acque contaminate, polveri avvelenate, epidemie e disastri di vario genere e al di là del Diritto Nazionale e Internazionale che pur punendo non potrà mai agire sui tempi di ripristino e recupero (laddove possibile) degli habitat, ciò che dobbiamo comprendere è che le guerre sono la fine della vita, un cancro che divora la materia vivente nella sua interezza, anche quella invisibile e l’ecocidio è un crimine contro la pace.
Foto tratta da https://www.onuitalia.it/6-novembre-giornata-internazionale-delle-nazioni-unite-per-la-prevenzione-dello-sfruttamento-dellambiente-in-situazioni-di-guerra-e-conflitto-armato/
Da www.nev.it