Résister. La grande truffa

L’appuntamento con la rubrica di Riforma dedicata alle donne che resistono

 

L’8 marzo è appena passato, le mimose stanno ancora appassendo nei vasetti e già tutto è ricominciato come prima, alla faccia di chi, con cinismo e calcolo politico, ripete che le cose stanno migliorando. Non è così. Parliamo di lavoro: il tasso di occupazione femminile nel nostro paese è fermo al 53,3% contro il 71,1% dei maschi e quasi una donna su due non ha un impiego o non ha un lavoro riconosciuto come tale.

 

Secondo il Gender Gap Report 2025 dell’Osservatorio JobPricing, in Italia il divario retributivo complessivo raggiunge il 39,9%, una distanza che continua ad allontanarci dagli standard di equità europei. Se le donne costituiscono il 59,9% dei laureati, questa superiorità nel percorso di studi non corrisponde in una maggiore presenza ai vertici, perché soltanto il 21,1% arriva a ruoli dirigenziali. In sintesi: il World Economic Forum nel Global Gender Gap Report 2025 colloca l’Italia all’85° posto su 148 Paesi, con un crollo al 117° per partecipazione economica.

 

I dati servono a farci capire a che punto è difficile la condizione lavorativa delle donne, una situazione che diventa disastrosa con la maternità: alla nascita del primo figlio i guadagni delle madri crollano, le lavoratrici spesso vengono demansionate e in generale le donne che continuano a lavorare guadagnano in media il 40% in meno rispetto a quelle che non hanno figli.

 

I padri, nemmeno a dirlo, non subiscono alcuna penalizzazione. Il congedo parentale sulla carta è uguale per entrambi i genitori ma sappiamo bene su chi ricade nella realtà il lavoro di cura: non solo dei bambini ma anche della casa e dei genitori anziani, in assenza di alternative praticabili. Gratis, ovviamente. Al netto della retorica politica, il risultato è semplice: le donne vengono lodate e festeggiate una volta l’anno perché possano riprendere felici a lavorare più degli uomini essendo pagate molto, molto meno.

 

«Prigione femminile dal 1730, la Torre di Costanza in Francia ospitò 88 donne colpevoli di non voler abbandonare la fede protestante. Marie Durand, incarcerata nella Torre per 38 anni, incise o fece incidere la parola résister, resistere».