Il precario equilibrio tra santità ed eresia

Fra Valdo e Francesco

 

Oggi parliamo di due vite che si sfiorano nel tempo e che prenderanno strade incompatibili: Valdo un ricco cittadino di Lione che, liberandosi di tutto, scelse la povertà radicale dando così vita a una rete di predicatrici e predicatori laici che a fine 1100 erano stati capaci di parlare alla gente comune nelle piazze e soprattutto fuori dal controllo del clero, generando un cristianesimo senza mediazioni gerarchiche.

 

Francesco D’Assisi, che, pur scegliendo anch’esso – trent’anni dopo Valdo – la povertà e l’itineranza, decise di consegnarle alla sua chiesa con l’obbedienza, il riconoscimento e la regola.

 

Un prezioso libro di Francesca Tasca dal titolo «Valdo e Francesco D’Assisi – Due esperienze cristiane», (pubblicato dalla Claudiana editrice) accompagna i lettori e li sostiene in un precario equilibrio tra santità ed eresia.

 

Francesca Tasca, ha conseguito un dottorato in storia e insegna in un liceo di Bergamo ed è esperta di gruppi cristiani minoritari e di dissidenti.

 

«Tra le parole» ha chiesto alla professoressa Tasca di partire dall’attualità, e dunque cosa pensasse dell’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco in occasione dell’Ottavo centenario dalla morte del poverello D’Assisi.

 

«Ritengo che tale rito dell’ostensione – ha detto Tasca – sia quanto di più lontano possa esserci dalla spiritualità di Francesco. L’esperienza cristiana di Francesco, infatti, era centrata sulla scelta di una radicale sequela di Cristo, dello svuotamento di sé, della sottomissione, dell’abbassamento».

 

Di Valdo non sono rimaste spoglie, ossa, né una tomba.

 

«Non conosciamo né il luogo né la data esatta della morte. Si ipotizza il 1207». Eppure, le due vicende si intersecano anche se si collocano a circa trent’anni di distanza, in quanto, «entrambe le due vicende – rileva Tasca – nascono in ambienti urbani, dove la circolazione del denaro e gli scambi commerciali a medio-lungo raggio erano una realtà. Tanto Valdo quanto Francesco, appartenevano infatti alla borghesia urbana. Entrambi scelsero la povertà, una povertà volontaria, radicale, neotestamentaria. Due povertà dall’aspetto simile, ma con radici molto diverse: la povertà di Valdo era apostolica, mentre quella di Francesco, era cristica. Per Valdo la povertà era funzionale e strumentale all’annuncio universale e alla predicazione itinerante. Per Francesco la povertà era legata all’imitazione di Cristo, dunque una povertà cristocentrica, di kenosis dal greco, ossia di abbassamento, di svuotamento, di annullamento del sé».

 

Il teologo Ratzinger sosteneva che Francesco d’Assissi avesse in qualche modo ripreso ciò che avevano fatto i suoi predecessori valdesi… «Ratzinger era un esponente dell’idea di convergenza tra le due esperienze mentre io sostengo una sostanziale divergenza tra le due esperienze.

 

Altri francescanisti hanno ipotizzato la tesi della convergenza, come Paul Sabatier, il quale sosteneva che il padre di Francesco, Pietro di Bernardone, avesse raccontato al figlio della conversione di Valdo. Altri avevano addirittura avanzato l’ipotesi che il prete della Porziuncola a cui si sarebbe rivolto Francesco, per chiedere la spiegazione di un passaggio del Vangelo di Matteo, sarebbe stato in realtà un valdese.

 

O nel film di Liliana Cavani del 1989, dove la regista ipotizzava che il giovane Francesco, prigioniero a Perugia, dopo la battaglia di Collestrada del 1202, fosse entrato in possesso di un testo evangelico tradotto in volgare e appartenuto a un predicatore itinerante valdese. Tutte belle ipotesi, affascinanti e suggestive, ma prive di riscontri, seppur sia vero che l’atmosfera respirata da Valdo e Francesco allora fosse la tessa».

 

Perché Valdo fu condannato come eretico, mentre Francesco santificato? «Ho sempre cercato di rispondere a questa domanda in occasioni come conferenze, presentazioni di libri, seminari. Nel libro ho cercato di spiegarlo al meglio, affrontando alcuni nuclei fondamentali delle due proposte cristiane: il lavoro, il rapporto con i libri, quello con le donne, l’obbedienza, la predicazione, la povertà».

 

Quelle di Valdo e Francesco sono solo storie medievali?

 

«No. Dalla condanna per eresia che colpì Valdo emerge con forza la dinamica di difesa e di conservazione dello status quo da parte delle istituzioni di potere, una dinamica non solo medievale, ma che intride ancor oggi i rapporti all’interno di tutte le società umane. Valdo, in quanto laico, voleva predicare liberamente la Bibbia – tradotta in lingua volgare – divenendo una minaccia per il monopolio clericale, scardinando di fatto l’assetto rigidamente suddiviso tra laici, chierici e monaci».

 

 

La rubrica «Tra le parole» a cura di Gian Mario Gillio è andata in onda domenica 15 marzo durante il «Culto evangelico», trasmissione (e rubrica del Giornale Radio) di Rai Radio1 a cura della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Per il podcast e il riascolto online ci si può collegare al sito www.raiplayradio.it