Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente pubblica “Luce di speranza” e lancia un appello umanitario

«La crescente portata dei bisogni umanitari oggi supera la capacità delle sole iniziative locali»

 

 

Michel Abs, segretario generale del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, ha affermato:  «La luce della speranza sarà sempre presente per aiutare l’umanità a uscire dall’oscurità in cui l’avidità e l’arroganza umana la attanagliano. Ogni volta che attraverseremo una lunga notte, apparentemente senza fine, le Sue parole e le Sue azioni saranno sempre la nostra luce di speranza».

 

 Il primo numero del bollettino contiene un appello umanitario figlio della guerra in corso in Medio Oriente e delle sue dure conseguenze.

Lea Adel Maamary, coordinatrice delle Relazioni con i Media e le Chiese del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, ha commentato:  «In mezzo al rumore del mondo, ai tamburi di guerra e all’oscurità del tempo, non abbiamo altra scelta che rivolgerci al Vangelo, che ci insegna l’amore, la misericordia e l’umanizzazione dell’umanità. Il Vangelo ci insegna ad abbandonare la violenza, a non arrenderci, a scegliere il dialogo e a stare lontani dal peccato, così da poter vivere in una società e in una patria più pacifiche e stabili».

 

L’appello affronta le gravi conseguenze umanitarie che colpiscono i civili e le comunità locali in diversi paesi del Medio Oriente. «I recenti eventi, oltre a quelli che li hanno preceduti, hanno causato dolorose perdite umane e danni, determinando una situazione umanitaria che può essere descritta solo come catastrofica» si legge nell’appello.

 

Il testo sottolinea ancora che ciò a cui la regione sta assistendo oggi fa parte di una serie di crisi accumulate che i suoi abitanti hanno dovuto affrontare negli ultimi anni, con molte comunità che già soffrono di difficili condizioni economiche e di una crescente vulnerabilità del loro tessuto sociale. 

«La recente escalation ha aggravato la portata della tragedia umanitaria, in particolare con i danni a strutture essenziali come ospedali, scuole e reti di servizi vitali. Questa situazione minaccia tutti i gruppi sociali, in particolare i più vulnerabili, con ripercussioni particolari su bambini, anziani, pazienti e persone con bisogni speciali».

 

Il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente sta seguendo da vicino la realtà delle comunità colpite attraverso le sue reti, che includono chiese e istituzioni partner sparse in tutta la regione. 

«Le chiese e le loro istituzioni hanno fornito proattivamente aiuti umanitari di emergenza alle famiglie bisognose, senza discriminazioni, in base alla loro missione di servire l’umanità, preservare la dignità e promuovere la solidarietà tra le comunità locali» si legge nella pubblicazione.  «Tuttavia, la crescente portata dei bisogni umanitari oggi supera la capacità delle sole iniziative locali».

 

Migliaia di famiglie hanno urgente bisogno di assistenza, tra cui cibo, assistenza sanitaria, un rifugio sicuro, supporto psicologico e sociale, nonché della riabilitazione delle case danneggiate e delle strutture comunitarie.

«Queste conseguenze umanitarie sono già diventate evidenti in Libano, dove i recenti sviluppi hanno causato vittime civili, gravi danni alle infrastrutture e alle strutture vitali e ondate di sfollamento, poiché le famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie case in cerca di sicurezza. Questa sofferenza è diventata una realtà quotidiana per un numero crescente di famiglie che ora si trovano ad aver urgente bisogno di aiuti umanitari d’emergenza».

 

Sulla base di questi fatti, il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha lanciato un urgente appello umanitario ai suoi partner, tra cui agenzie donatrici e organizzazioni umanitarie internazionali, affinché sostengano gli sforzi per rispondere ai crescenti bisogni delle comunità colpite e contribuire ad alleviare le sofferenze delle famiglie che si trovano ad affrontare condizioni umanitarie estreme.

«In questa crisi, il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ricorda alla comunità internazionale che la protezione della dignità umana e la salvaguardia della vita umana devono rimanere al centro della loro attenzione. La sofferenza dei civili non è solo una crisi transitoria; è un cambiamento radicale nel nucleo delle loro vite e nel fondamento della loro esistenza».

 

 

Foto: Albin Hillert/WCC