Scherzi della memoria. Comenio, pedagogista moderno

La rubrica di Riforma. Storia e fede in un appuntamento mensile

 

Il 28 marzo 1592 a Nivrice nasce Jan Amos Komenský (Comenio). Consacrato pastore dell’Unità dei Fratelli Boemi, servì a Fulnek, in Moravia. Nel 1621, a causa delle persecuzioni degli Asburgo contro i protestanti, si rifugiò in Polonia, a Leszno, dove insegnò latino e scrisse le sue prime opere pedagogiche, che gli diedero molta fama. Fu invitato, prima in Inghilterra e poi in Svezia, a partecipare a progetti di riforma educativa. Gli fu proposto di dirigere la neonata università puritana di Harvard, ma preferì andare in Transilvania, al Collegio protestante di Sárospatak.

 

Qui scrisse Orbis sensualium pictus, il primo libro illustrato pensato interamente per ragazzi, con figure e semplici testi in più lingue. Nel 1654 tornò a Leszno, ma due anni dopo i nazionalisti cattolici gli bruciarono la casa e i manoscritti. Comenio fuggì ad Amsterdam, dove morì nel 1670.  

 

Ci lascia in eredità la sua innovativa teoria pedagogica, chiamata Pansofia e riassunta nel motto Omnia omnibus omnino (tutto deve essere insegnato, completamente, a tutti). A tutti e tutte: le femmine devono essere educate come, quanto e insieme ai maschi. E l’educazione è dovuta anche alle persone con ritardi di apprendimento. L’insegnamento è costruito, per analogia, sull’ordine della natura ed è ancorato alla concretezza, all’azione, all’uso dei sensi. Le materie di studio vengono ripresentate, in maniera graduale, a livelli sempre più complessi (anticipando la struttura attuale dei cicli di studio dalle elementari all’università).  

 

La sua pedagogia ispirò Rousseau (che però rimase attaccato agli stereotipi di genere). Per certi versi ancora aristotelico, Comenio attaccò l’eliocentrismo di Copernico, e diede credito ai profeti apocalittici che prevedevano l’imminente caduta della chiesa romana. Eppure era tanto moderno da scrivere: «Siamo tutti cittadini del mondo, di uno stesso sangue. Odiare un uomo perché è nato in un altro paese, parla un’altra lingua o ha idee diverse, è grande follia».