Iran. Sotto minaccia la “già fragile” minoranza cristiana

Preoccupazione per la situazione delle comunità cristiane in tutto il Medio Oriente a seguito degli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran

 

La violenza in corso derivante dagli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran minaccia la popolazione cristiana «già fragile»: è quanto ha sostenuto l’organizzazione umanitaria internazionale Aid to the Church in Need, in una dichiarazione rilasciata il 2 marzo in cui esprime preoccupazione per la situazione delle comunità cristiane in tutto il Medio Oriente, in particolare in Iran, Iraq, Siria, Libano, Striscia di Gaza e Cisgiordania.

La presidente esecutiva di ACN, Regina Lynch, ha affermato che una «nuova spirale di violenza potrebbe spingere comunità già fragili oltre il limite di sopravvivenza». Operatori della organizzazione sul campo stanno registrando una «crescente ansia». «Il desiderio di libertà e dignità tra i popoli della regione è legittimo», ha affermato Lynch. «Ma il prezzo di una nuova guerra sarebbe estremamente alto. I civili soffrono sempre di più e i cristiani sono spesso tra i più indifesi. (…) Una nuova ondata di distruzione sarebbe quasi impossibile da sopportare per queste comunità. Molti cristiani sono già emigrati e, con una nuova guerra, è improbabile che tornino. Coloro che rimangono sono spesso anziani, poveri e profondamente ansiosi per il futuro».

 

L’organizzazione ha anche espresso preoccupazione per la comunità cristiana nel vicino Iraq, osservando che i cristiani lì si sono ricostruiti come comunità solo di recente, dopo gli attacchi degli estremisti islamici degli ultimi anni. Anche in Siria permane un clima di incertezza, che dura dal rovesciamento del regime di Bashar al-Assad nel 2024, dopo diversi anni di guerra civile. «Chiediamo preghiera e solidarietà» ha concluso Lynch. «Qualunque siano gli sviluppi politici, la presenza cristiana e la missione della Chiesa in Medio Oriente devono continuare».

 

Lana Silk, presidente e CEO di Transform Iran, un ministero cristiano e organizzazione umanitaria a guida iraniana al servizio della popolazione iraniana, ha affermato che l’attacco militare contro la leadership iraniana era «inevitabile e tristemente necessario». «Nessuno vuole la perdita di vite umane, ma la perdita di vite umane continuava, e probabilmente in numeri molto più alti di quelli che una guerra mirata e decisiva potrebbe causare» ha dichiarato Silk al Christian Post. «Sebbene ogni vita innocente persa sia una tragedia, dobbiamo riconoscere che il popolo iraniano ha sopportato 47 anni di brutalità sistemica sotto questo regime, aggravata in modo particolare nelle ultime settimane. Decine di migliaia di persone sono morte e molte altre sono rimaste traumatizzate. (…) Questa era una situazione che gli iraniani non avrebbero potuto superare senza un aiuto esterno», ha affermato Silk. «Accolgono con favore l’intervento dell’Occidente e lo invocano da tempo».