Di segni e di visioni. Colui che ha cura della vita
L’appuntamento con la rubrica di Riforma fra arte e spiritualità
È stato, fino a gennaio di quest’anno, a Parigi, al Musée d’Orsay. Ora sarà a Milano, alla Galleria d’Arte Moderna, fino a giugno. Paolo Troubetzkoy, padre russo, madre una cantante nordamericana, era nato a Intra (Verbania) e visse – tra il 1866 e il 1938 – spostandosi tra Piemonte, Mosca, Parigi, Inghilterra e New York, per poi tornare a morire nella sua villa a Pallanza. Nobile e decisamente abbiente, non ebbe mai bisogno di guadagnarsi da vivere né di legarsi troppo stretto ai movimenti del suo tempo per coltivare la propria arte.
I suoi erano i giorni della Belle Époque, che spesso leggiamo come superficiale e decorativa, bacino di una classe altoborghese separata dal resto del mondo. Certo, considerato il trionfo del capitalismo finanziario che, con le sue conseguenze per tutti, affligge il nostro presente, dovremmo dire che c’è di peggio, anzi di molto peggio. Ma non è questa la sede per inseguire il discorso fino in fondo. Qui basta una domanda: è possibile una scelta di compassione in mezzo al privilegio?
Guardandolo sotto questa luce, Troubetzkoy è davvero un filo di speranza.
La sua scultura “nervosamente impressionista” guarda quasi sempre non i potenti, ma i “normali”, cogliendo sentimento e umanità al di là della retorica. A esempio, il monumento ai caduti a Verbania-Pallanza: una giovane donna lascia cadere petali su quella che immaginiamo la tomba di un soldato; accanto, un bambino vicino alla madre. Una presenza silenziosa e innocente che grida contro le morti delle guerre imposte dai potenti.
Uomo ricco, seppe capire e amare la vita dei non ricchi – ma anche quella degli animali, tanto che per scelta disarmata divenne vegetariano: perfino le sculture più marziali restano compassionevoli del debole, del meno fortunato.
Si dirà che il suo è il tempo del socialismo umanitario. Ma si può anche dire, con Proverbi 12, 10, che il giusto è colui che ha cura della vita. Perfino del suo bestiame.