Persone oltre i confini

Riflessioni sul tema delle migrazioni in occasione di una visita a Rovigo di una delegazione della Commissione Migrazione dell’Ebf

 

In un articolo di Juliet Kilpin pubblicato su www.ebf.org, si legge che dal 20 al 23 febbraio si sono ritrovati a Rovigo i membri della Commissione Migrazione della Federazione Battista Europea (Ebf), per riflettere sulla questione migratoria insieme al pastore Nicola Laricchio, segretario del Dipartimento delle Chiese Internazionali dell’Ucebi, Alessia Passarelli, coordinatrice della Commissione studi, dialogo e integrazione (Cosdi) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei), e Fabrice Noel Yoro, membro del Comitato Esecutivo dell’Ucebi.

 

Rovigo, si legge nell’articolo, «sembra molto lontana dalle acque del Mediterraneo dove migliaia di persone in fuga dal pericolo e in cerca di rifugio arrivano. Coloro che arrivano sono i fortunati. Migliaia di altri continuano a morire nelle acque – vittime di trafficanti senza scrupoli, di potenze neocoloniali o della frontiera militarizzata dell’Unione Europea».

Mentre in un’Europa che sente l’arrivo di chi fugge da povertà, guerre, persecuzioni come una minaccia comune, il nord Italia è un’area dove molti migranti sono accolti, si inseriscono nel lavoro e costruiscono una nuova vita.

Nel corso dell’incontro, Nicola Laricchio ha raccontato che l’Italia ha bisogno di persone e di lavoratori, poiché il tasso di natalità è in forte calo, e molti giovani adulti italiani a loro volta migrano altrove per lavoro. Spiega che 27 delle 100 chiese battiste italiane sono formate da migranti: un quarto delle chiese dell’Ucebi, dunque, abbraccia una realtà multiculturale. Il compito di Laricchio è di accompagnare l’integrazione e il dialogo, insieme al suo incarico part-time come pastore della chiesa multiculturale di Rovigo.

 

Alessia Passarelli invece ha spiegato che in passato le chiese italiane accoglievano i migranti, oggi le chiese di migranti accolgono italiani e contribuiscono alla missione e alla crescita delle chiese battiste.

Un esempio è la missione svolta dalle Chiese battiste ivoriane in Italia presentata da Fabrice Noel Yoro. I migranti di seconda e terza generazione stanno trovando modi per integrare le loro culture e condividere le loro opinioni su ciò che può funzionare per la crescita delle chiese. A volte lo scontro tra culture occidentali individualiste e approcci più comunitari è evidente; tuttavia, la fusione culturale in Italia ha permesso a questi giovani ivoriani di sfidare con delicatezza i loro anziani e di chiedere spazio per sperimentare nuove strategie per la crescita della chiesa. Queste nuove proposte hanno dato alle nuove generazioni spazio per sviluppare e condividere la fede e per accogliere anche italiani.

«Le chiese – si legge ancora nell’articolo –, come ogni istituzione civile, devono adattarsi ai cambiamenti e condividere il compito di accogliere i flussi e permettere alle persone di coabitare insieme».

 

Osservando la linea del vecchio fiume a Rovigo che è radicata e ha generato nuovi percorsi e nuova vita, Juliet Kilpin conclude il suo articolo così: «Per quanto Frontex cerchi di opporsi, non riuscirà mai a spezzare questi legami. Come la seta di una ragnatela che brilla nella rugiada del mattino, puoi rompere un filo, ma quando ti svegli, un altro è già stato tessuto, così l’Italia è un intreccio di nuovi arrivati storici e, oggi, molte persone nella vita quotidiana stanno dando priorità alle persone prima che ai confini. Lo abbiamo visto in Italia durante questa visita educativa e fonte di ispirazione, e ne siamo grati».

 

Da www.ucebi.org