Laicità in crisi nella scuola pubblica. Il caso Catanzaro

Polemiche e perplessità per l’iniziativa promossa da un Istituto scolastico

 

Nei giorni dal 19 al 23 gennaio 2026 presso l’Istituto Comprensivo “Patari- Rodari-Pascoli-Aldisio” di Catanzaro è prevista una mostra su Carlo Acutis, giovane cristiano cattolico, mancato nel 2006 in seguito a una rapida malattia.

L’iniziativa è stata resa nota dalla scuola con una circolare a pochi giorni dall’inizio dell’evento, quest’ultimo presentato come un momento di riflessione sui temi della solidarietà, dell’uso consapevole della tecnologia e dei valori positivi del mondo giovanile.

Recentemente beatificato e canonizzato, Carlo Acutis rappresenta un fenomeno mediatico e di devozione di grande impatto, anche in ragione della sua giovane età, elemento che lo ha reso un simbolo generazionale. La popolarità della figura di Acutis è in particolare legata ai temi dell’utilizzo della rete e della comunicazione digitale, tanto da meritare l’appellativo di “santo di internet”.

 

Senza voler entrare nelle valutazioni che hanno condotto la chiesa cattolica a procedere alla canonizzazione della figura di Acutis, certa è la natura marcatamente confessionale della sua esperienza di fede e del messaggio che, con il suo attivismo digitale, ha inteso diffondere nelle nuove generazioni. Una figura, pertanto, non neutrale né necessariamente universale, sebbene operante all’interno di un contesto in cui la riflessione si fa sempre più urgente.

Alla luce di ciò colpisce la decisione dell’Istituto scolastico di Catanzaro di procedere con la programmazione delle visite alla mostra in pieno orario scolastico. L’iniziativa è infatti presentata nell’ambito delle attività educative e culturali programmate, con visita accompagnata dai docenti di classe.

Senonché lo stesso Istituto non può tacere della “connotazione legata alla religione cattolica” dell’iniziativa, tanto da necessitare una puntualizzazione essenziale: per gli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica verranno garantite attività didattiche alternative.

 

La FCEI sottolinea ancora una volta che la natura religiosa confessionale delle attività scolastiche è soggetta a precisi limiti previsti dalla legge e più volte ribaditi dalla Corte costituzionale. L’attività prevista dall’istituto scolastico di Catanzaro avrebbe dovuto infatti svolgersi senza invadere lo spazio del normale svolgimento delle lezioni, costringendo gli alunni che non si avvalgono dell’ora di religione a privarsi di ore di insegnamento ordinario e curriculare.

La connotazione confessionale dell’iniziativa avrebbe necessitato una collocazione entro l’offerta formativa propria dell’ora di religione, senza costringere gli alunni non avvalentisi a reiterare una scelta già effettuata all’atto dell’iscrizione all’anno scolastico e valida per il preciso e delimitato ambito delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica (IRC).

 

Ancora una volta, nel richiamare alla corretta applicazione della legislazione in materia, la FCEI ricorda che la valorizzazione del pluralismo, anche religioso, costituisce una risorsa democratica essenziale. L’impegno della FCEI si connota anche per la promozione di ogni pratica di integrazione e conoscenza delle diversità religiose e culturali, per la creazione di percorsi di cittadinanza inclusivi e rispettosi delle sensibilità di ognuno, credente o non credente.

Tale non può considerarsi un’iniziativa per sua struttura polarizzante come quella promossa dall’Istituto scolastico di Catanzaro e poco rispettosa del supremo principio di laicità, quale strumento promozionale della libertà religiosa e di coscienza di tutti, in regime di pluralismo culturale e confessionale (Corte cost., sentenza n. 203/89).

A tutela del principio di laicità della scuola pubblica e della libertà di coscienza di alunni e famiglie, la FCEI ha preso contatti con l’istituto scolastico, chiedendo tutele e una più attenta programmazione dell’offerta formativa e culturale.