Marine Le Pen, condanna definitiva per diffamazione a “La Cimade”
La politica francese aveva accusato l’organizzazione umanitaria protestante di organizzare il traffico migratorio verso la Francia
Le bugie non possono prosperare impunemente: dopo essere stata condannata per diffamazione nei confronti dell’organizzazione umanitaria protestante “La Cimade”, in primo grado e in appello nel settembre 2024, Marine Le Pen si era rivolta alla corte di Cassazione per vedere tutelato il rispetto della libertà di espressione. La signora Le Pen aveva accusato La Cimade di organizzare «il settore dell’immigrazione clandestina proveniente dalle isole Comore verso l’arcipelago di Mayotte», possedimento francese al largo del Madagascar.
Il suo ricorso è stato respinto dalla Corte, confermando così definitivamente la condanna per diffamazione. La Camera penale ha infatti confermato che le parole della signora Le Pen che hanno portato alla sua condanna per diffamazione pubblica non presentavano una base fattuale sufficiente e quindi ha convalidato l’assenza di «attacco sproporzionato portato dalla sua condanna alla libertà di espressione».
La Cimade non dubitava dell’esito della procedura. La sua presidente, Monique Guyot-Berni, accoglie con soddisfazione la decisione della Corte di Cassazione. Ricorda un elemento essenziale mentre nei discorsi pubblici e mediatici non cessano di diffondersi confusione, falsità e disinformazione al servizio del rafforzamento dell’odio dell’Altro: «i discorsi bugiardi volti a stigmatizzare le persone migranti e le associazioni che li accompagnano, per alimentare così le tensioni sociali e le violenze, non possono essere distillati impunemente».
La Cimade continuerà a mobilitarsi «per difendere la verità ogni volta che sarà necessario, e in particolare contro le bugie dell’estrema destra. Allo stesso modo, continuerà con determinazione a difendere il rispetto dei diritti e della dignità di tutti gli abitanti di Mayotte».
Le Comore sono un arcipelago di isole che compongono una piccola nazione africana nell’Oceano Indiano, e Mayotte è un altro raggruppamento di isole prossimo alle Comore, ma possedimento d’oltremare francese, per cui meta ambita quale tappa per la richiesta di protezione e magari di cittadinanza transalpina.
La leader del partito Rassemblement National (RN) aveva accusato le associazioni umanitarie di essere «a volte» «complici dei trafficanti», durante un’intervista trasmessa su BFMTV nel gennaio 2022.
Alla domanda «le associazioni umanitarie sono complici del reato di ingresso clandestino nel Paese di persone straniere?», Marine Le Pen, allora candidata alle elezioni presidenziali dell’aprile 2022, aveva risposto: «A volte sì. Sì, a volte sono anche complici dei trafficanti». Ha poi preso di mira direttamente la Cimade: «Cimade in realtà organizza la rete dell’immigrazione clandestina proveniente dalle Comore a Mayotte» aveva dichiarato.
Infine aveva ventilato la possibilità di bloccare gli aiuti statali che le organizzazioni umanitarie ricevono se «organizzano qualcosa che è illegale».
In primo grado, nell’ottobre 2023, Le Pen era stata dichiarata colpevole di diffamazione pubblica contro un privato, poiché i tribunali hanno stimato che i commenti avevano «superato la dose di esagerazione possibile nel contesto in cui erano stati fatti» e che «i limiti della libertà di l’espressione erano stati superati». Sentenza confermata in appello e ora sigillata dalla Cassazione.
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