Colonie, missioni, popoli
La storia della Mission de Paris dal 1914 al 1971
È fresco di stampa il nuovo voluminoso studio di Jean-François Zorn, professore emerito di Storia del cristianesimo all’Istituto protestante di teologia alla Facoltà di Montpellier, esperto di storia delle missioni. Nel 2014 la biblioteca dell’Istituto ha creato – insieme ad altri – i fondi archivistici protestanti (https://ipt-edu.fr/bibliotheques/fonds-darchives/) e dal 2006 è attivo il Centro di ricerca Maurice Leenhardt, di cui Zorn è stato l’ideatore, che si occupa di missiologia in connessione con altre discipline, quali storia, antropologia religiosa e teologia delle religioni per uno sguardo critico sulle missioni.
La figura di Maurice Leenhardt (1878-1954) è emblematica delle trasformazioni che hanno caratterizzato le missioni protestanti tra Otto e Novecento. Egli infatti partì missionario insieme alla moglie per la Nuova Caledonia dove rimase dal 1902 al 1928, riportando in Francia materiale etnografico della cultura kanak. Nel 1932 fondò la rivista Il mondo non cristiano e nel 1942 venne nominato professore della cattedra di storia delle religioni all’École pratique des hautes études (Paris-Sorbonne), che era stata di Marcel Mauss, l’antropologo celebre per il Saggio sul dono (1923-24) e che sarà in seguito ricoperta da Claude Lévi-Strauss. Un itinerario di tutto rispetto per un pastore protestante, figlio del suo tempo ma critico della concezione coloniale della missione. Nei libri di storia e di antropologia culturale non viene mai fatta menzione che fosse un pastore protestante.
Parte da qui la mia conversazione con Jean-François Zorn a seguito della sua lezione tenuta alla Assemblea Generale della Cevaa (Comunità di chiese in missione) che si è tenuta a Torre Pellice dal 5 al 12 ottobre, intitolata “Missione, Cevaa: oggi e domani” e che si può riascoltare online (https://www.facebook.com/missioncevaa/videos/3640776486217359). La conferenza è tratta dai due volumi che Zorn ha scritto: Le grand siècle d’une mission protestante: la mission de Paris de 1822 à 1914 (Karthala, 1993) e Une mission protestante dans des temps de crise. La Mission de Paris de 1914 à 1971 (Karthala, 2025), pubblicati in Francia e per ora non tradotti in italiano. Trattandosi però di immaginare il futuro dell’opera di testimonianza evangelica nelle diverse culture, la conferenza si è basata principalmente sul secondo volume, di circa 900 pagine, sul ruolo e sulla storia de La Mission de Paris.
Dopo un’introduzione generale, il libro è suddiviso in cinque parti. Nel primo si tratta della Grande guerra con particolare riferimento alle popolazioni indigene che furono arruolate come “soldati indigeni”, ma anche al personale missionario francese, morto sul campo al loro fianco, e alle “case del soldato” in Francia. Due capitoli trattano dell’espulsione dei missionari tedeschi dal Togo e dal Camerun dove arrivarono le missioni francesi. Nella seconda parte, si affronta il periodo tra le due guerre e l’opera di formazione dei missionari, con la nascita della missiologia, cioè lo studio critico dell’opera missionaria in concomitanza con l’antropologia e l’etnologia. Anche il movimento missionario internazionale attraversa profonde trasformazioni, già a Edimburgo (1910) ma soprattutto a Gerusalemme (1928) e a Madras (1938), anche se nell’Esposizione universale del 1931 a Parigi il discorso coloniale è ancora molto pervasivo nella società e colloca le popolazioni native ai gradi inferiori della scala sociale, con un forte etnocentrismo, per non dire razzismo, che sarà duro a morire. La terza parte è dedicata alla Seconda guerra mondiale e all’impatto del conflitto su La Mission de Paris, paese per paese, nello sdegno che nazioni che si dicono cristiane possano farsi la guerra tra di loro, sperimentando anche un’intensa attività diplomatica.
La quarta parte affronta il tema importante della decolonializzazione e del passaggio dalla missiologia all’etnologia (1945-1960), con tensioni politico-religiose, in: Madagascar, Nuova Caledonia, Tahiti, Camerun, Togo, Gabon, Lesotho, Zambesi, Senegal in cui si affrontano il rapporto tra chiesa e missione, ma anche i pericoli della modernità. Infine, nella quinta parte si arriva alla trasformazione più recente (1960-1971) con l’estinzione de La Mission de Paris, la costituzione delle chiese evangeliche autonome nei paesi africani francofoni, in Madagascar e nel Pacifico, riunite da cinquant’anni nella comunità della Cevaa, nata nel 1971, insieme alle chiese protestanti francesi, svizzere e alla chiesa valdese. La quinta parte si concentra sull’indipendenza dei paesi africani e del Magadascar e, al contempo, sulla dipendenza dalla Francia dei territori d’Oltremare del Pacifico che però continueranno il loro cammino comune in una nuova azione missionaria, da tutti verso tutti. Le chiese svizzere si dotano però anche di un dipartimento missionario (DM), come anche le chiese francesi (Défap). Completa questo interessante volume la bibliografia (storia globale, storia della missiologia, biografie e memorie), un indice dei nomi e una tavola delle illustrazioni.
Zorn Jean-François, Une mission protestante dans des temps de crise. La Mission de Paris de 1914 à 1971, Karthala, 2025