Comiso. Un cammino di pace e dialogo tra fedi e generazioni

La mobilitazione ha radunato la società civile, le comunità religiose, le scuole, nel comune impegno per il disarmo e la nonviolenza

 

Nel segno della memoria che si fa impegno per il futuro, a quarantacinque anni dalle storiche proteste contro i 112 missili Cruise dell’ex base Nato, la città di Comiso (Rg) è tornata a essere il punto di riferimento di un movimento corale per il disarmo, la nonviolenza e il dialogo tra i popoli.

Nel corso di un’intensa due giorni promossa nel fine settimana di sabato 10 e domenica 11 ottobre, la città siciliana ha inaugurato il nuovo «Cantiere per la pace» e dato vita al «Cammino per la pace», un’iniziativa nata per contrastare la rassegnazione di fronte alle tragedie globali e alle crescenti tensioni geopolitiche.

 

Nata da una forte spinta civica che si è rapidamente estesa all’intera provincia di Ragusa, la mobilitazione ha portato alla costituzione di un comitato per fondare l’associazione permanente «Comiso Cantiere per la pace».

Una scelta di termini densa di significato: il «Cantiere» evoca un laboratorio continuo di ricostruzione dal basso, mentre il «Cammino» intende disarmare il linguaggio, sostituendo la logica rigida della marcia con l’idea di un percorso aperto, condiviso e inclusivo. Il cuore politico e culturale dell’evento si è acceso sabato sera nella cornice del Teatro Naselli, durante un’intensa assemblea.

 

L’incontro ha visto susseguirsi interventi di alto spessore morale: sono state legate le lotte del triennio 1981-1983 e il sacrificio di figure storiche alla solidarietà per il popolo palestinese; è stato lanciato un forte allarme sul riarmo atomico, invitando alla disobbedienza civile e all’ecumenismo; mentre è stata denunciata la militarizzazione della Sicilia, presentando anche una fiaba dedicata ai bambini di Gaza, a cui si sono uniti ulteriori contributi sul disarmo e la nonviolenza.

 

Particolarmente approfondite le tre relazioni centrali della serata: sono state analizzate la scelta strategica Nato del 1979 e la vittoria del movimento popolare dell’epoca; è stata ripercorsa la nascita del campo di sole donne attivo nel 1983, mettendo in luce le radici comuni tra violenza patriarcale, guerra e distruzione della natura; infine, è stato illustrato l’impegno costante delle chiese protestanti per la pace, richiamando con chiarezza la condanna contro le sofferenze della popolazione di Gaza e ogni forma di antisemitismo. Domenica mattina la manifestazione si è riversata nelle strade, partendo simbolicamente proprio dall’ingresso dell’ex base Nato, dove centinaia di persone giunte da tutta la provincia di Ragusa si sono incamminate in un corteo culminato in piazza Fonte Diana.

 

Uno degli elementi più straordinari dell’intera giornata è stato il mosaico ecumenico e interreligioso che ha animato la marcia: la partecipazione congiunta della comunità cattolica – rappresentata dal vescovo Giuseppe La Placa –, della chiesa metodista con la pastora Dorotea Müller, del moderatore della Tavola valdese William Jourdan e della comunità islamica guidata da Abdelhamid Jebari.

Questa presenza corale ha offerto una testimonianza viva di come le differenze culturali e religiose non costituiscano un fattore di divisione, ma un’irrinunciabile occasione di arricchimento reciproco.

 

In testa al corteo ha sfilato il commovente «Sudario della memoria», una grande tela bianca di settanta metri realizzata dagli studenti dell’Istituto «Giorgio La Pira» di Pozzallo, sulla quale sono stati impressi i nomi di oltre 18.500 bambini uccisi nei conflitti odierni, a partire da Gaza.

Davanti all’ex base missilistica, la riflessione si è tramutata in un vero e proprio atto di responsabilità civile: gli anni Ottanta hanno lasciato in eredità una lezione fondamentale, ovvero che quando le comunità si uniscono dal basso, le coscienze si risvegliano e la storia può cambiare rotta.

 

Oggi, di fronte alle retoriche che considerano la pace un’utopia o che invocano la corsa al riarmo come unica risposta alle tensioni globali, Comiso sceglie di rispondere indicando la via della diplomazia, dell’ascolto, della giustizia sociale e del rifiuto netto della violenza. L’obiettivo dell’iniziativa non è la mera commemorazione nostalgica, ma la creazione di un presidio permanente di educazione nelle scuole, di accoglienza e di dialogo interculturale, con un appello finale rivolto soprattutto alle nuove generazioni affinché raccolgano il testimone della memoria per pretendere un futuro libero dalle armi, nella consapevolezza che la pace non è un traguardo astratto, bensì un cantiere aperto da costruire insieme, giorno dopo giorno.