Antigone: “I Cpr sono buchi neri della democrazia”
L’associazione interviene sulla vicenda dei certificati di inidoneità al regime di trattenimento nei Cpr
Alcuni medici sono indagati o hanno subito perquisizioni in merito ai certificati di idoneità per l’ingresso di persone migranti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr).
“Il punto di partenza – scrive nel suo comunicato stampa l’Associazione Antigone (nata nel 1991 con azioni concrete e campagne culturali, si occupa di garantire diritti e garanzie nel sistema penale e penitenziario, promuovendo una pena che sia in linea con il dettato della Costituzione. Siamo indipendenti e non accettiamo fondi dai governi) – è per noi uno, ed è quello che richiama anche la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili in un suo progetto: i Cpr sono buchi neri della democrazia e del diritto. Luoghi dove le condizioni di vita sono durissime e dove sono chiuse persone con percorsi di vita dolorosissimi. Molti di loro hanno alle spalle storie di tortura subita.
Detto questo:
– qual è il confine del lavoro di un medico?
– deve ignorare la patogenicità della vita in un Cpr o in un carcere?
– in campo medico, può esistere un elenco di condizioni oggettive che rendono la permanenza in un luogo potenzialmente patogeno?
- e inoltre, ogni persona non va valutata in base a diversi fattori tra cui la provenienza, la sua storia personale, i segni di possibili disagio o malattia, il luogo in cui si troverà recluso e l’impatto che questo potrebbe avere sulla sua salute generale?
- in casi borderline quanti accetteranno di firmare una inidoneità alla detenzione (penale o amministrativa che sia)?
L’indagine che riguarda alcuni medici in Italia, addirittura con l’accusa per taluni di associazione a delinquere, rischia di compromettere l’indipendenza dei medici, ma anche la salute delle persone recluse.
Quanto sta avvenendo è preoccupante e pone una serie di questioni che non possono essere sottovalutate”.
Leggi anche: