La parola giusta è dono dello Spirito Santo
Un giorno una parola – commento a Marco 13, 11
Il Signore combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli
Esodo 14, 14
Quando vi condurranno per mettervi nelle loro mani, non preoccupatevi in anticipo di ciò che direte, ma dite quello che vi sarà dato in quell’ora; perché non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo
Marco 13, 11
Gesù sa che i discepoli, di tutti i tempi, potrebbero finire in tribunale. Non è solo il potere del Figlio di Dio, è esperienza personale. E Gesù sa benissimo che quello è il posto dove la parola vale, e costa, di più. In quei casi, il suo comando non è “siate preparati”, ma “non preoccupatevi in anticipo”. La parola giusta non nasce dal controllo, viene donata.
Quando parla la testimonianza evangelica, non lo fa per giustificarsi, ma per diventare resistenza attiva nonviolenta, e nel luogo più ostile, il tribunale, è lo Spirito Santo a donare la Parola.
Testimoniare, quando il mondo vorrebbe il tuo silenzio, o la tua sconfitta, non è vantarsi di una verità già posseduta, ma scoprire che la voce arriva da un luogo più profondo di te, ed è proprio lì, nell’ora più ostile, che diventa sacra.
Certo, “non siete voi che parlate” può suonare come una censura, ma è un’espropriazione liberante, non silenziante: nel momento esatto in cui il potere toglie la parola, alla persona credente ne viene data un’altra, non frutto della propria ragione, eppure più sua di quanto non possa immaginare.
Le persone credenti sono portate in tribunale ancora oggi, più spesso di quanto non sappiamo, non solo nei luoghi dove la Chiesa è ostacolata, ma ovunque una persona credente non sia creduta, o sia osteggiata perché alla maggioranza non piace la sua unicità. Chiunque grida: “Cristo è il Signore” ha conosciuto la salvezza, che a noi piaccia o meno, e quando ci ergiamo a giudici di fratelli e sorelle, dovremmo imparare ad ascoltare la voce dello Spirito Santo che parla dalla bocca di chi stiamo ostacolando. Amen.