Fine vita in Veneto: la legge regionale e il vuoto nazionale
Un commento della pastora Ilenya Goss, coordinatrice della Commissione per i problemi etici posti dalla scienza delle chiese Valdesi, Metodiste e Battiste in Italia
Il 2 settembre la regione Veneto ha approvato una legge che disciplina a livello regionale il fine-vita, seguendo in questa via altre tre regioni italiane che con modalità e tempi diversi si sono mosse per garantire questa possibilità ai cittadini.
Anche senza entrare nel dettaglio della legge valente per il Veneto, il primo pensiero che la notizia potrebbe suscitare in chi nel tempo ha seguito da vicino i tentativi naufragati di avere una Legge nazionale, le caratteristiche dei disegni di Legge proposti, le vicende delle Regioni che hanno provato a risolvere la situazione entrando anche in contenzioso con il Governo, è ambivalente. Se da un lato si può salutare questa notizia con la soddisfazione di vedere un’altra Regione italiana impegnarsi a garantire una risposta alla richiesta d’aiuto estrema nel fine vita, dall’altro riemerge il problema del continuare a non avere una Legge nazionale che disciplini in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale una materia così delicata.
La Legge si inserisce infatti nello spazio legislativo proprio delle regioni, con il vantaggio possibile di tenere conto della specifica situazione della Sanità in quel territorio, ma d’altro canto ribadendo che la situazione specifica in cui verrà a trovarsi un ammalato che intende scegliere il suicidio assistito sarà differenziata in base alla regione in cui si vive.
La Legge è stata votata dal Consiglio regionale a larga maggioranza, con un testo emendato rispetto alla prima versione, la legge di iniziativa popolare proposta a Gennaio, che ha ottenuto un consenso trasversale delle diverse forze politiche. La legge del Veneto non stabilisce tempistiche stringenti, ma aggiunge rispetto alle altre Regioni una maggiore rilevanza al ruolo del medico palliativista e la costituzione di un comitato bioetico regionale.
Oggi, in presenza della possibilità per tutti e tutte di accedere a questo iter, di fatto solo in Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna e, da ieri, in Veneto, c’è una definizione pratica del percorso. Questo rende operativa una possibilità che altrimenti resta sospesa in una zona di incertezze, rendendo particolarmente penosa la situazione di ammalati che chiedono aiuto nella situazione estrema.
L’auspicio è sempre quello di riuscire ad avere garanzie di non abbandono degli ammalati, a prescindere dalla Regione in cui ci si trova, ma per questo il cammino è ancora lungo. Naturalmente la Legge sta suscitando le proteste di coloro che ritengono non etico affidare la decisione del proprio fine vita all’ammalato e ritengono che sia preferibile non coinvolgersi e non coinvolgere il Servizio Sanitario in una assistenza estrema; questo ha reso fino a oggi impossibile un accordo legislativo nazionale.
Da Nev- Notizie Evangeliche