Giovani ottant’anni dopo
La redazione della Costituzione e la sua attualità
Dopo il referendum del 2 giugno, ottant’anni fa, e i convulsi giorni del passaggio dalla monarchia alla Repubblica, in un mese, dal 25 giugno, a tappe forzate, entrano in funzione i lavori dell’Assemblea Costituente – composta da 556 deputati eletti (di cui 21 donne), con il compito di scrivere la Costituzione, e viene nominata per questo scopo con il criterio della proporzionalità la “Commissione dei 75”, di cui fanno parte cinque donne (Maria Federici e Angela Gotelli per la Dc, Lina Merlin per il Psi, Teresa Noce e Nilde Iotti per il Pci), che si suddivide in tre sottocommissioni, iniziando il 26 luglio i propri lavori – conclusi a fine ’47.
Un libro interessantissimo* – meritoriamente promosso dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso e dal Centro Studi Confronti e curato da Andrea Mulas – raccoglie una significativa scelta degli interventi dei Padri e delle Madri costituenti, che ci permettono di seguire, in appassionate discussioni, il formarsi dei diversi articoli della nostra Costituzione. Il clima generale è la coscienza condivisa di una grande responsabilità storica e la convinzione generale di porre le basi del futuro del paese, nella consapevolezza delle differenze politiche e culturali, ma nel rispetto reciproco e nel desiderio unanimemente ripetuto di arrivare a un punto d’incontro, in cui tutti e tutte si possano riconoscere. È quello che in molti definiscono la necessità di un “compromesso”, inteso non come un gioco al ribasso, ma come il nobile intento della necessità di una convergenza.
Una straordinaria coscienza, sempre riferendosi alla storia drammatica dell’uscita da vent’anni di dittatura e alle sofferenze e morti che questo ha comportato, per cui, nel dibattito sulla valutazione se si tratti di una Costituzione “afascista” (come volevano da destra), prevalse la consapevolezza di una Costituzione “antifascista” (Aldo Moro). E compaiono le voci più diverse, che hanno segnato con la loro grandezza anche gli anni a venire, ed è veramente emozionante sentirli ragionare “in diretta”: Ferruccio Parri, Alcide De Gasperi, Concetto Marchesi, Meuccio Ruini, Piero Calamandrei, Lelio Basso, Emilio Lussu, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Leo Valiani, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Einaudi, Umberto Terracini.
Poi la voce delle donne – Anna Maria Guidi Cingolani, Nilde Iotti, Nadia Gallico Spano, Angela Merlin – dalle quali particolarmente emerge la preoccupazione per il disfacimento materiale e morale del Paese in seguito alla guerra, con le famiglie distrutte, i tanti morti e feriti, i reduci e i bambini spesso orfani e abbandonati. E spetta significativamente alla più giovane, Teresa Mattei, che ha solo 25 anni, il discorso più ampio sui diritti delle donne: «Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna italiana finalmente cittadina della nostra Repubblica». Il tema della dignità ritorna (e troviamo la discussione sul famoso articolo 3, nella cui formulazione le Costituenti furono determinanti), ma anche riguardo alla condizione dei lavoratori, al ruolo di liberi sindacati (appassionato l’intervento di Di Vittorio), e alla scelta se riportare la dicitura: l’Italia è una «Repubblica di lavoratori» (come voleva la sinistra), oppure che «ha come fondamento il lavoro».
E c’è il confronto – non lo scontro – tra laici e cattolici sul problema dell’inserimento del Concordato in quello che sarà l’articolo 7. Ecco le parole di Togliatti, la cui posizione per l’inserimento fu determinante, e sempre poi rimproverata dai laici: «Quando volete farci tornare alla religione di Stato, ci volete far tornare a qualche cosa che la nostra coscienza non può accettare. (…) Ad ogni modo, il problema della pace religiosa esiste (…). E voi, colleghi della Democrazia cristiana, credo che farete opera buona, favorevole al consolidamento dell’unità politica e morale della Nazione, se non porrete noi e altre parti importanti dell’Assemblea di fronte ad alternative troppo gravi, e invece cercherete insieme con noi la forma o la formula migliore per risolvere questa questione col soddisfacimento di tutti e con la più larga maggioranza possibile». Sarà poi il comunista ed ebreo Umberto Terracini che riuscirà a far approvare l’articolo 8, che ha permesso le Intese con le religioni e le comunità di minoranza, aprendo al pluralismo.
* Ottant’anni giovane. La nascita della Costituzione italiana, a cura di Andrea Mulas. Roma, Edizioni Com Nuovi tempi, 2026.