«Perché Dio ha tanto odiato il mondo…»
Una riflessione a partire dai recenti tragici fatti di Berlino
Attorno alle ore 22 del 25 luglio 2026 Abdoul Ballout, cittadino tedesco vicino ad ambienti islamisti, si è prima schiantato sulla folla riunita per il Pride di Berlino (città in cui vivo) a bordo di un furgone, poi ha aggredito gli astanti armato di machete. Una donna è morta a seguito delle ferite. Altre 29 persone sono state ferite. Il sig. Ballout è rimasto ucciso il giorno seguente in uno scontro a fuoco con la polizia.
Dato il movente islamista, l’accaduto è stato strumentalizzato dall’estrema destra in chiave islamofoba, non solo in Germania. Eppure, non sono mancate le voci islamiche che hanno denunciato il fatto prontamente e con forza. Nello specifico, il Liberal-Islamischer Bund («Lega islamica liberale») ha sottolineato come «l’ostilità nei confronti delle persone queer è odio verso gli esseri umani ed è un elemento essenziale delle ideologie estremiste – in questo caso islamiste – che rifiutano la diversità presente nella creazione di Dio (cfr. Corano 30,22)». Ancora: «La linea di demarcazione non passa tra musulmani/e e non musulmani/e, bensì tra coloro che sostengono una società liberale e pluralista e coloro che la combattono». Il comunicato compare sulla pagina FB dell’associazione e può essere consultato, nell’originale tedesco, a questo link.
Sgombrato il campo da ogni strumentalizzazione facile, è necessario riflettere su che cosa vi sia dietro l’attentato. La chiave di lettura che propongo è la seguente: l’attentato è motivato dall’odio per un mondo che non si lascia cambiare secondo i propri presupposti ideologici. Ciò non è prerogativa esclusiva dell’islamismo, bensì, di ogni postura illiberale. Un motto attestato dal XVI secolo e attribuito in modo incerto a papa Adriano VI (1522-1523) recita: «sia fatta giustizia, anche se il mondo dovesse perire».
Personalmente, comprendo l’evangelo come il contrario di quel motto: «Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3, 16-17). La domanda centrale è: quando ciò che si ritiene verità incontra opposizione nel mondo, come si comporta? L’ideologia, anche religiosa, risponde odiando il mondo fino alla morte. E “giustizia” diventa il prestanome della propria volontà di imporsi. Il Dio di Gesù Cristo, al contrario, risponde amando il mondo fino alla morte, e alla morte di croce. E “giustizia” significa amore appassionato e tenace per il mondo intero, a cominciare dai nemici.
La via di Dio non consiste nel trovare una verità, fosse anche la verità e prendere partito per essa. La via di Dio impone il controllo continuo della verità da cui si è trovati/e alla luce della domanda critica: «Come si comporta questa verità rispetto a chi la respinge?». Se la risposta non è in accordo con quello che Dio rivela di sé sulla croce di Gesù, allora quella verità non è la verità di Dio né una verità in relazione positiva con essa, ma una menzogna idolatrica. Quando una presunta verità mette sé stessa al di sopra del mondo, cioè di ciò che è e rimane altro rispetto ad essa, Dio non è con quella verità contro il mondo, ma con il mondo contro quella verità. Ma tutto ciò non va da sé. Possiamo confessarlo solo perché: «Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere» (Giovanni 1, 18).
Il contesto in cui testimoniamo l’evangelo oggi è segnato, tra le altre cose, dall’erosione della democrazia “occidentale” e dei valori liberali da cui essa deriva. Come cristiani/e, noi non aspettiamo una democrazia perfetta, ma il regno di Dio, «la nostra cittadinanza è nei cieli» (Filippesi 3, 20). Ma la cittadinanza nei cieli si vive solo e integralmente sulla terra. Proprio perché aspettiamo il regno, la nostra attesa si fa inquieta: non è un regno ambiguo, è un assetto chiaro quello che ci viene incontro: regnerà il Crocifisso Risorto, maledetto dalla politica e dalla religione, e regneranno i crocifissi della storia assieme a lui. Il punto, proprio per i/le cristiani/e, è: quale forma di cittadinanza sulla terra si oppone meno di ogni altra a questo regno?