Genova 2001: memoria, ferita, speranza

Il ricordo delle attese si intreccia con quello della repressione: da questo esercizio di memoria sorge però la consapevolezza che i temi del Social Forum sono più che mai attuali

 

A parte un articolo per Gioventù Evangelica nel 2001, non ho più scritto nulla in merito al “Genoa Social Forum” del 2001, perché quei ricordi sono bellissimi e dolorosissimi allo stesso tempo. Per scrivere questo mi sono fatta aiutare dalla mia rete di relazioni, persone che a Genova c’erano o non c’erano, con cui ho condiviso percorsi politici e riflessioni nel corso di molti anni, e ne è diventato un articolo corale. Sono stata incaricata dal Consiglio della Fgei di coordinare e organizzare la presenza della stessa al Genoa Social Forum (Gsf), che si svolgeva a Genova dal 15 al 22 luglio del 2001 in concomitanza con il G8 che si svolgeva nella stessa città dal 19 al 22 luglio.

 

Per la Fgei fu un passaggio naturale partecipare a Gsf. Negli anni ’90 la Federazione giovanile si era dotata di due strumenti: il Gruppo di lavoro teologico prima, e qualche anno dopo il Laboratorio politico. Era in fondo la “nostra” rilettura di quel dialogo fra fede e politica che ha caratterizzato la Fgei fin dal suo nascere.

Testimonianza, fede, impegno a denunciare le ingiustizie, al fianco dei movimenti che si battevano a favore degli ultimi della Terra: su questo terreno ci muovevamo sia pure con numeri piccoli e forze limitate.

 

C’è una storia ventennale, articolata e importate, che porta movimenti diversi che operano in luoghi e modi differenti, con storie e pratiche differenti, a intrecciarsi e diventare il Movimento dei Movimenti che organizza il Genoa Social Forum e porta in piazza il 21 luglio 300.000 persone provenienti da tutto il mondo. Ci sono molti siti dove si racconta nel dettaglio che cosa successe per strada il 20 e 21 luglio a Genova 2001 e sono molto accurati. Ci sono le trascrizioni complete dei processi e c’è al Centro di documentazione dei movimenti di Bologna una stanza solo per quegli eventi.

 

La carica dei Carabinieri in via Tolemaide è stata valutata come illegittima e quindi la reazione dei manifestanti è stata considerata una forma di legittima difesa. Caricarono senza motivo e avevano in dotazione (leggasi se li erano portati “da casa”) manganelli con anima in metallo non autorizzati per questo evento. Nessun fascicolo di indagine per falsa testimonianza è mai stato aperto a carico degli ufficiali che avrebbero riportato fatti non veri per giustificare il proprio operato nelle cariche di via Tolemaide e limitrofe. E non fu l’unico caso. Dopo aver taciuto per sei anni, Michelangelo Fournier, all’epoca vicequestore e comandante del settimo nucleo sperimentale antisommossa del primo reparto mobile di Roma, e oramai in pensione, fornisce una nuova versione dei fatti su ciò che ha visto alla Diaz: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto. «La polizia costruì false prove, redasse verbali mai accaduti, simulò ritrovamenti di armi. Violò, scientificamente, la legge che era chiamata a far rispettare. E lo fece non per un improvviso scarto individuale, ma perché qualcuno, nei comandi, nei ministeri, forse anche nella politica, pensò che fosse lecito, necessario, inevitabile» (F. Moriero, «Perché lo Stato continua a proteggere i poliziotti della “macelleria messicana” al G8 di Genova», Fanpage, 21 luglio 2025).

 

Mi sono sentita come uno dei personaggi dei libri di Isabel Allende, la mattina la tua vita scorre normale: ti lavi, ti vesti, fai colazione con i tuoi cari, vai a fare la spesa al mercato e mentre torni a casa elicotteri a bassa quota sopra la testa, blindati di militari e polizia che sfrecciano per strada, nel giro di poche ore sei passata da una democrazia a una dittatura. E il tuo cervello fatica a registrare il passaggio repentino. Questa è casa mia e mi state togliendo diritti fondamentali senza alcuna accusa se non il mio forte dissenso.

 

L’accelerazione dei processi di globalizzazione capitalista ha dimostrato che avevamo ragione: sul clima, sulla contrazione dei diritti, sulle diseguaglianze, sullo sfruttamento intensivo della biodiversità, sulla fine della sovranità statuale moderna, sulla creazione di un nuovo esercito industriale di riserva su scala globale – dove potenzialmente ogni lavoratore isolato è ricattabile e vinto – e sull’emergere di centri di potere privato che nessuno ha votato, e che hanno messo in crisi l’assetto moderno del rapporto tra Stati nazionali.

 

Nella piazza convivevano suore e frati, pacifisti, tute bianche, autonomi, partiti di sinistra, sindacati. Al netto delle differenze interne, anche aspre, si era costruito un consenso largo intorno ad azioni che mettevano in scena e in essere il conflitto sociale. Conflitto e consenso: marxianamente, l’uno non si dà senza l’altro. Non solo, ma per la prima volta il Sud del mondo guida la rivolta e gli attivisti nel Nord li seguono. E infine il movimento aveva anche trovato soluzioni praticabili di alternativa possibile, penso al bilancio partecipativo elaborato a Porto Alegre. La logica è riprendere potere dal basso: pensare globalmente, agire localmente. Conflitto e consenso; eterogeneità e convergenza; locale e globale. Questo manifesto politico per essere fermato doveva essere criminalizzato. Invece di vittime siamo stati additati come colpevoli per anni, alcuni addirittura incriminati da innocenti fino alla fine dei processi e poi assolti con formula piena.

 

Quel movimento globale in Occidente diventa carsico, ognuno ritorna a occuparsi del proprio campo di appartenenza. Elaborando come sa e come può il trauma e il disturbo da stress post-traumatico. Io decido di non parlarne più con nessuno per 25 anni. Le cicatrici ti segnano per tutta la vita, che tu lo voglia o no. Dunque, sta a te capire cosa farne.

 

Di che cosa abbiamo bisogno per tornare in mille forme a tessere una società civile che sappia collettivamente prendere parola contro quel potere sempre più arrogante che ci vuole ognun per sé a contare nulla? Ne abbiamo bisogno come l’aria. Come quell’aria che ci è stata tolta in quei due giorni del 2001. Si deve sanare il trauma, il più collettivamente possibile. I reduci di guerra, i sopravvissuti dai campi di concentramento e tortura (tutti e tutte), quando tornano a casa ritrovano la quiete, ma non la pace, perdono i testimoni delle loro sofferenze, quella comprensione profonda nel corpo e nell’anima di ciò che è stato. Se le cicatrici non si sanano, continuano a sanguinare, magari diventano purulente. E ti inchiodano a rimanere chiuso nel dolore e nella rabbia, dove non c’è spazio per la speranza e nuove fioriture. Lo dobbiamo alle nuove generazioni: passare le cose importanti e preziose.

 

Chiudo con un ricordo personale: il 22 luglio mattina arriviamo stravolti alla stazione di Roma, i titoli dei giornali sulla “mattanza” della Diaz sono l’ennesimo schiaffo. Eravamo svuotati e distrutti. Ed allora pregai, di fronte a quel disastro: non so proprio con quale coraggio ho chiesto a Dio di non demordere e di continuare a trasformare e convertire i cuori delle persone. Ero disperata, sconfortata, senza energie. Eppure, avevo dove riporre la mia speranza quando tutto intorno crolla.

 

 

I tre anni di manifestazioni del Movimento dei Movimenti che precedettero il Genoa Social Forum

 

15/17 MAG 1998, BIRMINGHAM (GB): vertice del G8. È la prima importante manifestazione con 40.000 persone provenienti da diverse parti del mondo (ne aspettavano 15.000) che scendono per le strade della città con una catena umana, chiedendo la cancellazione totale dei debiti dei paesi più poveri.

 

18/20 MAG 1998, GINEVRA (SVIZZERA): per il 50/mo anniversario dell’Organizzazione del commercio mondiale (WTO), 5.000-8.000 giovani sfilano nelle strade di Ginevra.

 

18/20 GIU 1999, COLONIA (GERMANIA): in occasione del G8 circa 35 mila manifestanti circondano con una catena umana il centro della città, chiedono la remissione del debito dei paesi più poveri del Terzo mondo. Analoghe proteste hanno luogo anche in altre capitali europee, in America e in Asia.

 

30 NOV-4 DIC 1999, SEATTLE (USA): per cinque giorni i lavori della Conferenza ministeriale della Wto a Seattle (Usa) sono disturbati dalle proteste di oltre 50 mila manifestanti. Alcuni non arriveranno mai alle loro riunioni.

 

29 GEN 2000, DAVOS (SVIZZERA): per il World Economic Forum. La manifestazione è in gran parte pacifica ma alcuni dimostranti rompono le vetrine dell’unico McDonalds della città.

 

12/19 FEB, BANGKOK (THAILANDIA): per la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Lanciata una torta in faccia al direttore generale del Fmi, Michel Camdessus.

 

15/17 APR, WASHINGTON (USA): per la riunione dell’Fmi e Banca mondiale. Il tentativo di impedire i lavori non riesce. Mille gli arresti.

 

6/7 MAG, CHIANG MAI (THAILANDIA): per il vertice della Banca Asiatica dello sviluppo.

 

25 MAG, GENOVA: per la mostra-convegno sulle biotecnologie Tebio.

 

31 MAG, BUENOS AIRES (ARGENTINA): sindacati, forze politiche e sociali manifestano contro l’Fmi.

 

14 GIU, BOLOGNA: per il vertice Ocse.

 

25 GIU, GINEVRA (SVIZZERA): per la sessione speciale dell’Assemblea generale dell’Onu sullo sviluppo sociale.

 

26/28 SET, PRAGA (REP. CECA): per la riunione dell’Fmi e Banca Mondiale. Dimostrazione pacifica di circa 15.000 persone. Lavori chiusi in anticipo.

 

7 DIC, NIZZA (FRANCIA): per il vertice del Consiglio europeo.

 

27 GEN 2001, DAVOS (SVIZZERA): per il Forum economico mondiale. Manifestanti tenuti lontani dalla polizia.

 

25/30 GEN, PORTO ALEGRE (BRASILE): il primo Forum sociale mondiale, contraltare del World Economic Forum di Davos. Slogan: ”un mondo diverso e’ possibile”.

 

26/28 FEB, CANCUN (MESSICO): per il Forum economico mondiale, ”Incontro Messico 2001”.

 

17 MAR, NAPOLI: in 20.000 per il Global Forum dell’Ocse

 

6/7 APR, BUENOS AIRES: per la riunione dei ministri del commercio di 34 paesi americani che preparano l’agenda del Vertice delle Americhe. Osteggiato il progetto di costruire l’Area di libero scambio delle Americhe.

 

20 APR, QUEBEC (CANADA): oltre 10.000 manifestanti protestano contro il vertice delle Americhe.

 

14/15 GIU, GOTEBORG (SVEZIA): per il primo vertice Ue-Usa.

 

25/27 GIU, BARCELLONA (SPAGNA): per la conferenza della Banca mondiale sullo sviluppo economico, che, per timore degli scontri, viene prima annullata, poi tenuta online.

 

1/3 LUG, SALISBURGO (AUSTRIA): per la conferenza annuale del ”Forum economico mondiale”. 1.500 i manifestanti protestano per le vie della città presidiata da 4.000 poliziotti.

 

 

Le parole del Consiglio ecumenico

Dal documento finale della Convocazione Internazionale Ecumenica per la Pace del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) nell’ambito del cammino di comunione e di reciproco impegno su “Pace – Giustizia – Salvaguardia del Creato” –  1990 Seul (Corea del Sud): «[…] È giunto il tempo di accogliere con gioia e di confermare i risultati raggiunti collegando le lotte locali e regionali per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. Certamente le nostre sensibilità e i nostri contesti sono diversi. Tuttavia dobbiamo superare le nostre divisioni e incoraggiare le chiese a sostenere maggiormente i movimenti popolari. Non ci può essere competitività quando ci si impegna per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. C’è un’unica lotta globale […]».