Il «sì» di Dio pronunciato sulla nostra vita
Un giorno una parola – commento a Giovanni 15, 16
Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni
Osea 2, 19
Gesù dice: «Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi»
Giovanni 15, 16
Siamo abituati a pensare alla nostra vita come a una lunga serie di scelte. Scegliamo una strada, un lavoro, una persona da amare, un luogo in cui vivere. Anche la fede può sembrarci una scelta: a un certo punto abbiamo deciso di credere, di seguire Gesù, di entrare a far parte di una comunità.
Ma Gesù oggi ci invita a guardare le cose da un’altra prospettiva. Prima della nostra scelta c’è la sua. Prima del nostro desiderio di cercarlo, c’è il suo desiderio di incontrarci. Prima ancora che noi diciamo «sì», c’è un «sì» pronunciato da Dio sulla nostra vita.
Questo non significa che siamo persone speciali, migliori delle altre, né che abbiamo qualche particolare merito. Al contrario, ci libera proprio dal bisogno di dimostrare qualcosa. La nostra relazione con Dio non comincia dalle nostre capacità, dalla nostra fedeltà o dai nostri risultati. Comincia da un dono.
E forse è importante ricordarlo soprattutto quando ci sentiamo stanchi, inadeguati, incerti. Quando pensiamo di non essere abbastanza credenti, abbastanza generosi, abbastanza capaci. Quando ci chiediamo se Dio possa ancora servirsi di noi.
In quei momenti Gesù dice: «Sono io che ho scelto voi». Non dice: avete fatto tutto bene; ve lo siete meritato. Semplicemente dice: vi ho scelti.
La fede allora non è anzitutto la storia di ciò che noi riusciamo a fare per Dio, ma la storia di ciò che Dio continua a fare con noi. E la nostra risposta può nascere da qui: dalla fiducia di essere stati raggiunti da un amore che ci precede. Amen.