Chiesa episcopale, 50 anni di accoglienza
Nel 1976 l’ordinazione delle donne pastore e la piena accettazione delle persone Lgbtqi+
Era una singola frase, adottata 50 anni fa dalla riunione della Convenzione Generale a Minneapolis, Minnesota. Oggi, gli episcopali LGBTQI+ attribuiscono a quella sentenza l’apertura della porta a cinque decenni di progresso verso la piena inclusione nella Chiesa episcopale.
Questo è il testo completo della Risoluzione A069: «le persone omosessuali sono figlie di Dio che hanno una pretesa piena e uguale con tutte le altre persone sull’amore, l’accettazione, la preoccupazione pastorale e la cura della Chiesa».
Ora, mentre la Chiesa Episcopale si avvicina al 50° anniversario a settembre del passaggio di tale risoluzione, i leader della chiesa stanno pianificando una conferenza di tre giorni sul passato, presente e futuro del coinvolgimento LGBTQI+ nella vita della chiesa. La conferenza è prevista per il 3-5 settembre e si terrà dove tutto è iniziato, a Minneapolis.
Potrebbe essere difficile per la chiesa di oggi ricordare quanto fossero rivoluzionarie una volta quelle parole. A quel tempo, in una denominazione e in una società ancora per lo più non accogliente nei confronti delle diversità sessuali il riconoscimento inequivocabile che i gay erano “figli di Dio” e meritevoli di un’accoglienza “piena e uguale” è stato un passo avanti rivoluzionario.
La 65a Convenzione Generale si è riunita a Minneapolis dall’11 al 23 settembre 1976. Una convenzione epocale, con sia l’autorizzazione dell’ordinazione delle donne che la prima approvazione di una nuova edizione del Libro della Preghiera Comune all’ordine del giorno.
L’ulteriore considerazione di risoluzioni che avrebbero spinto la chiesa verso l’inclusione LGBTQI+ ha seguito un crescente movimento per i diritti dei gay negli Stati Uniti. Alcuni episcopali gay si erano anche mobilitati per promuovere il cambiamento all’interno della chiesa.