Memoria di casa di Zagrebelsky a San Germano Chisone

Un percorso a quattro tappe verso la presentazione del volume autobiografico del giurista, le cui radici materne sono ben salde nella val Chisone

 

A San Germano Chisone, il percorso in quattro tappe effettuato dal gruppo di lettura della biblioteca B.A.Ci (Biblioteca Archivio del Cinquecento) della Fondazione Franco Giacone ETS (https://bacidisangermano.com) è stato frutto di una riflessione con la chiesa valdese, in quanto il gruppo di lettura “Racconti all’ora del tè” è un’esperienza condivisa. In preparazione della presentazione di Memoria di casa (Einaudi 2025) di Gustavo Zagrebelsky è stata invitata in biblioteca la cittadinanza, oltre ai membri del gruppo di lettura che vi si riuniscono periodicamente.

 

Se nel primo incontro sono stati affrontati i temi della storia, della memoria e della testimonianza, nel secondo i partecipanti sono stati invitati a ricordare i luoghi in cui ci si sente “a casa”, mentre nel terzo sono state scelte le pagine da leggere ad alta voce. Nell’ultimo incontro pubblico, moderato da Michele Vellano e da chi scrive, i saluti introduttivi sono stati a cura del pastore Winfrid Pfannkuche, del sindaco Flavio Reynaud e di Rita Romanelli. A commento delle fotografie proiettate, le pagine lette del libro hanno suscitato sentimenti profondi anche nell’autore che ne ha apprezzato i risvolti emotivi. Gustavo Zagrebelsky, che in questo villaggio è nato e ha trascorso parti della sua infanzia, ha infatti incontrato il suo pubblico, lo scorso 16 maggio in un tempio valdese gremito di persone desiderose di salutarlo. Tale ciclo di incontri si è configurato come “comunità generativa” di memoria e di legami sociali, tra le persone e nelle generazioni.

 

Negli scorsi anni, il malessere psicosociale di giovani e anziani è aumentato in tutto il mondo ed esperienze di condivisione possono alleviarlo, come contrasto alla solitudine, scrive Paolo Inghilleri in Luoghi che curano, (Cortina 2021). Il fenomeno della lettura condivisa ha un impatto sulla salute della popolazione, sul ben-essere e sulla coesione sociale, come riportato nel rapporto sulle solitudini From loneliness to social connection dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), tradotto in Italia dal Cultural Welfare Center CCW (2026). La cultura, cioè, quando è una forma attiva diventa partecipazione, in quanto relazioni e ben-essere psicosociale sono dimensioni intrecciate. Seguendo questa impostazione, nel secondo incontro nella riflessione sul “paesaggio emotivo”, ci siamo chiesti: “Cosa significa concretamente fare memoria del proprio passato, in un piccolo villaggio?”

 

Nell’incontro “Riannodare i fili della storia. Vite che si intrecciano e luoghi del cuore di San Germano Chisone” sono emersi principalmente i luoghi all’aperto del centro e delle borgate montane, più che le case o gli ambienti domestici. È stata così evocata un’infanzia di giochi e di scorribande in bici nei cortili, soprattutto per i ragazzi. Le ragazze giocavano a nascondino e dopo i 12-13 anni rimanevano in casa mentre i loro compagni di giochi continuavano a circolare. La piazza pedonale era un luogo d’incontro negli anni Cinquanta, poi c’erano gli eventi commemorativi come il 17 febbraio (emancipazione valdese) e il 25 aprile (festa della liberazione). La via principale era animata, i negozi erano tutti aperti, e per i matrimoni gli abitanti del villaggio sfilavano in corteo dal municipio al tempio valdese, come si evince dai cartelloni fotografici appesi in paese, a cura di Clara Bounous. Una donna più giovane ha ricordato quando da bambina si recava nel negozio nella via principale di una cugina di suo padre. E poi: la fontana per l’acqua potabile del 1870 che ancora oggi è luogo d’incontro, nei pressi della biblioteca, il campo sportivo e il giardino botanico “Rostania” dove i giovani vi salivano dopo il lavoro e cucinavano la polenta. Più persone hanno citato soprattutto i lunghi pomeriggi assolati a giocare e a nuotare nel torrente Risagliardo “che era freddissimo, poi merenda sulle rocce per riscaldarsi”, con avventure nella boscaglia. Come ricorda un partecipante: “Il mio luogo immaginario, alla Salgari, era il torrente Chisone, zona più aperta e piena di cespugli, rispetto al più incassato Risagliardo, ma anche più familiare, perché praticamente sotto/vicino casa. E poi nel Risagliardo era più facile, in poco tempo, creare un tumpi (laghetto) artificiale, dove ci si bagnava”.

 

Il paesaggio è intimamente connesso “con il desiderio di tornare nel luogo intatto dell’origine”, scrive Vittorio Lingiardi, Mindscapes. Psiche nel paesaggio (Cortina 2017), perché è un modo di abitare il tempo nello spazio ma è anche gratitudine per il potere della memoria e dell’immaginazione che rendono possibile tale impossibilità.

 

 

Foto di Paolo Benegiamo