Prima del ritorno

Un giorno una parola – commento a Geremia 50, 5

 

Venite, uniamoci al Signore con un’alleanza eterna che non sarà mai dimenticata

Geremia 50, 5

 

Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza l’autocontrollo, all’autocontrollo la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’affetto fraterno e all’affetto fraterno l’amore

II Pietro 1, 5-7

 

Un popolo disperso riprende a muoversi verso Dio. I deportati tornano da Babilonia, si esortano a vicenda: venite! Ma questo stesso movimento è già risposta: a una parola che li ha preceduti, a una chiamata che non ha aspettato il loro ritorno.

 

Non cercano una terra, né una stabilità perduta. Cercano il Signore stesso. Legarsi a lui, restare uniti. Dopo l’esilio capiscono che la salvezza non è un luogo: è una relazione che regge anche quando tutto il resto è caduto.

 

Quella relazione è eterna, e non cadrà nell’oblio. Non perché il popolo sarà fedele – la storia ha già mostrato com’è fatta la fedeltà umana. Ma perché questa alleanza non poggia sulla memoria degli uomini. Poggia sulla parola di Dio.

 

Geremia lo sa, e lo annuncia altrove: Dio scriverà la sua alleanza nel cuore, non su tavole che si possono spezzare, non in una memoria che si può perdere.

 

La fedeltà di Dio non dipende dalla nostra capacità di ricordare. Non ciò che noi promettiamo tiene l’alleanza in piedi. Ciò che la tiene in piedi è ciò che Dio ha detto.

E la sua parola rimane. Anche quando siamo dispersi. Anche quando dimentichiamo. Amen.