Un’attesa attiva
Un giorno una parola – commento a Salmo 119, 81
L’anima mia vien meno nell’attesa della tua salvezza; io spero nella tua parola
Salmo 119, 81
Poi, venuta la sera, gli presentarono molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati
Matteo 8, 16
Woody Allen, genio del cinema, dichiarava: “Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà”. Un giovane creatore di contenuti italiano, citandolo nel suo primo libro, confessa che l’idea della morte lo terrorizza. Ma, l’idea di vivere in eterno lo spaventa ancora di più. È un paradosso che non riesce a risolvere. E ogni giorno vive con questa ansia. Due atei dichiarati, intrappolati in un circolo di terrore esistenziale in cui viene meno la speranza.
Al contrario, Teresa (91 anni) e Antonina (87 anni), credenti e componenti della chiesa battista di Siracusa di cui sono pastora, chiacchierano serene prima del culto condividendo il loro pensiero sulla morte fisica come un passaggio naturale, non un incubo. Le loro anime non tremano: “si consumano nell’attesa ardente della salvezza divina” (Salmo 119, 21). È un’attesa attiva, come viandanti nel deserto che fissano l’orizzonte assetati d’acqua viva – acqua che diventa fonte eterna.
Coloro che confessano la loro fede in Gesù Cristo, davanti alla morte non provano panico, ma speranza; davanti alle ingiustizie non si rassegnano perché si affidano alla promessa di salvezza divina; nell’annuncio della Parola non provano vergogna, ma la proclamano con franchezza (Atti 4). L’attesa della salvezza promessa non spegne la fede – la accende! Le sorelle di Siracusa la vivono: la loro pace non è ignoranza, ma conoscenza intima della promessa di vita eterna in Cristo.
Le nostre chiese – grandi o piccole, ricche di storia o appena nate – oggi vivono una situazione di minoranza che presuppone membri di chiesa consapevoli, cristiane e cristiani “maggiorenni” che rendono conto della speranza che è in loro. Amen.