Voci per Haiti
La chiesa metodista inglese supporta il distretto locale impegnato nell’assistenza della popolazione più colpita dalla crisi, donne e giovani
Di fronte a situazioni di emergenza, c’è il rischio di agire nell’immediato, con aiuti materiali fondamentali, e poi una volta passata l’onda emotiva e mediatica, rivolgere l’attenzione altrove, all’emergenza successiva. Ma ci sono aiuti che vanno oltre quelli legati alla sopravvivenza fisica, e che per le comunità di credenti sono altrettanto importanti. Aiuti che vanno al di là dell’emergenza del momento, anche perché le situazioni restano critiche a lungo, e che si rivolgono alla sfera spirituale.
In quest’ottica si inserisce la campagna della Chiesa metodista inglese a sostegno del Distretto di Haiti della Chiesa metodista dei Caraibi e delle Americhe, impegnato nella cura delle numerosissime persone nel bisogno, attraverso programmi educativi, sanitari e alimentari.
Una iniziativa di preghiera, “Voci per Haiti”, che chiede la collaborazione di tutti i fedeli: fino al 23 febbraio possono inviare una preghiera, scritta o in video, che sarà inviata alla chiesa sorella per dimostrare la propria solidarietà con la popolazione.
La campagna prevede anche preghiere di intercessione, focalizzate su diversi aspetti (bambini e giovani, donne, famiglie, lavoro della chiesa, delle scuole…) da scaricare e da utilizzare durante i culti e gli incontri di preghiera.
Qual è la situazione di Haiti oggi?
Fino a un milione di haitiani deve fare fronte allo sfollamento e all’impatto devastante della violenza delle gang (ne parlava Mercedes Lourdes Frias nell’intervista di Marta D’Auria). Una violenza diffusa, che ha conseguenze devastanti sulla sicurezza generale, sulla salute e l’istruzione, colpendo in particolare donne e ragazze.
Molte le storie di disperazione e perdita di speranza, scrive la Chiesa metodista.
Dal 12 gennaio, sedicesimo anniversario del terremoto del 2010, la Chiesa metodista inglese diffonde ogni settimana di brevi video con testimonianze di haitiani sul loro modo di affrontare la crisi: «un invito ad ascoltare, imparare e pregare per Haiti».
Nel primo video, un focus sui giovani ricorda di “non voltare le spalle” e riflettere sulle conseguenze a lungo termine di una mancanza di educazione e cure mediche, insicurezza alimentare e rispetto all’acqua potabile e un numero incalcolabile di persone è sfollato (un rapporto delle Nazioni Unite del 2024 parla di 300.000 donne e bambine).
Nel secondo e terzo video, si parla di violenze di genere usate dalle gang come arma per controllare e far tacere le donne, e della situazione particolarmente critica proprio per le sfollate, che aggrava una preesistente situazione di disuguaglianza. Ma proprio da loro giunge un grido di ribellione.