Diaconia valdese. Lavoro di pubblica utilità e messa alla prova

Il racconto del funzionamento del lavoro con detenuti e imputati

 

 

Mara Ceccatelli e Martina Bertone, referenti progetto Lavori di pubblica utilità e Messa alla prova per la Diaconia valdese, il braccio sociale della Chiesa valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi, raccontano qui di seguito un’importante esperienza di reinserimento sociale di persone imputate o detenute.

 

A partire dal 2021, la Csd – Commissione sinodale Diaconia, l’organo di controllo di larga parte delle opere legate alla Chiesa valdese,  ha stipulato una Convenzione con il Ministero di Giustizia per l’attuazione dei Lavori di pubblica utilità con messa alla prova, la quale sta permettendo a diverse realtà locali di ospitare ed inserire, anche per i prossimi anni, persone aventi commesso reati di minore gravità attraverso prestazioni a favore della collettività.

 

Scopo del progetto, infatti, è il reinserimento sociale degli imputati (messe alla prova) e dei condannati (Lavori di pubblica utilità), attraverso lo svolgimento di attività concrete, non retribuite, a beneficio della comunità, al fine di riparare il danno procurato ed acquisire una consapevolezza del valore sociale delle proprie azioni.

 

In modo particolare, i lavori di pubblica utilità (art. 186 comma 9 bis C.d.s.) costituiscono una vera e propria pena applicata in sostituzione di quella determinata inizialmente dal giudice, ovvero rappresentano una conversione della pena detentiva in un’attività non retribuita a favore della collettività; mentre la messa alla prova (art. 168 bis e ss. c.p.) comporta l’immediata sospensione del procedimento penale per un determinato periodo stabilito dal giudice, all’interno del quale devono essere svolti i lavori socialmente utili.

 

All’interno della Csd, grazie all’ausilio e all’affiancamento delle/dei responsabili territoriali e di sede, le attività sono state pensate al fine di far combaciare le competenze o professionalità dei singoli beneficiari nei due regimi segnalati con le esigenze e le attività dell’Ente.

 

Per quanto riguarda il 2023, in modo particolare, i beneficiari si sono adoperati in prestazioni attinenti alle progettualità in essere volte all’accoglienza e al sostegno di migranti, di persone sottoposte a misure alternative alla detenzione e persone vulnerabili quali anziani e minori, al fine di affiancare le operatrici e gli operatori nei percorsi di aiuto ed orientamento sociale, lavorativo, legale e burocratico nonché di supporto scolastico, ricreativo etc.

 

I lavoratori di pubblica utilità, in diversi casi, inoltre, si sono impegnati anche nello svolgimento di mansioni di tipo pratico e di sostegno al lavoro quotidiano dei supporti abitativi: attività di piccola manutenzione degli appartamenti e supporto nell’acquisto di beni materiali per l’allestimento delle case di accoglienza.

 

Sebbene l’iter sia alle fasi iniziali, grazie ad una stretta collaborazione con i Tribunali ordinari locali e all’Uiepe[1] di riferimento, diverse sedi stanno aderendo con positività ed entusiasmo al progetto cercando di mettere in campo tutte le risorse a propria disposizione per la riuscita di questo.

 

A dimostrazione del fatto, nell’anno corrente, comprendendo tutte le diverse aree della Ccd, i soggetti accolti sono stati in totale 11: 1 beneficiario in regime MAP presso la casa di riposo “Il Gignoro” e 1 beneficiario presso il Community Center di Firenze e la struttura residenziale “Casa del Melograno”; 2 beneficiari in regime LPU ospitati all’interno dell’Area Salute presso “il Foyer” e “l’Uliveto”; 5 persone in regime MAP e LPU presso gli uffici di Roma, Pinerolo e Luserna San Giovanni afferenti all’area Servizi Inclusione e 2 persone presso la Casa Valdese di Vittoria.

 

Un ringraziamento speciale va a tutti i coordinatori e responsabili che si sono resi disponibili e si stanno adoperando in tale direzione.

 

[1] Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna, ovvero il braccio operativo del Ministero di Giustizia che si occupa di attivare e monitorare i percorsi esterni al carcere.