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Ancora una volta fateli sbarcare!

«Le avvisaglie di quello che potrà accadere si sono avute la scorsa notte, quando il mare di colpo si è ingrossato, mentre severe raffiche di vento hanno fatto rintanare i migranti dentro al grande container trasformato in dormitorio. La vista di lampi e fulmini non ha fatto che peggiorare la situazione a bordo della nave di Mediterranea Saving Humans. Gran parte delle persone soccorse lo scorso 28 agosto conosce il mare da meno di una settimana, e lo scenario da tempesta in mezzo al nulla, seppure a 13 miglia dalla quella terra ferma che dalla nave non si vede ancora, ha sprigionato paure solo per qualche giorno sopite». Queste le parole del giornalista Nello Scavo, inviato sulla nave Mare Jonio, pubblicate pochi minuti fa sul sito online del quotidiano Avvenire.

«Nessuno ha chiuso occhio fino a quando non è arrivata l’alba che annuncia una giornata difficile ma almeno sotto la luce del sole mattutino. Dalla nave Mare Jonio si scende solo in barella. È successo domenica, quando una donna è stata portata via (come mostra il video di Avvenire) dalla Guardia Costiera che ha dovuto compiere una complicata operazione di trasbordo, ultimata con la consueta professionalità». 

Venerdì scorso è stato lanciato un appello al quale ha aderito, tra gli altri, anche il progetto rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia – Fcei: Mediterranean Hope (Mh). L’appello chiedeva, e ancora chiede, il salvataggio dei naufraghi soccorsi in acque internazionali davanti alla Libia, un Paese in guerra dove da anni vengono perpetrati crimini contro l’umanità. Salvataggio, avvenuto da parte della Mare Jonio, una nave della piattaforma della società civile italiana Mediterranea: «una buona notizia per questo Paese e per la comunità internazionale»e in una situazione di pericolo del tutto evidente», alcune delle persone portate a bordo purtroppo erano già morte e l’intervento italiano ha potuto salvare 98 vite umane, tra le quali bambini piccoli e donne incinta.

«Quel tratto del Mediterraneo – recita l’appello – in questi anni è stato teatro di molte tragedie, non frutto del fato ma delle scelte dei governi europei, compreso quello italiano. La Libia non può essere considerata porto sicuro ed è proprio dall’inferno libico che quelle persone stavano fuggendo, dopo aver subito ogni tipo di violenza e vessazioni. Pertanto l’ipotesi di rimandare in Libia, ricorrendo alla cosiddetta guardia costiera libica, quelle «persone in fuga è da ritenersi irresponsabile e contraria al diritto internazionale. Inoltre, in un momento in cui le avverse condizioni climatiche rendono difficile la navigazione e complicano la situazione di salute già precaria dei migranti a bordo, occorre agire con urgenza.

È bene ricordare, infine, che la nave battente bandiera italiana in acque internazionali è sotto la giurisdizione e la responsabilità del nostro paese. Sapere che il Viminale ha deciso di far scendere a terra donne, bambini e ammalati è una buona notizia ma  ribadiamo la necessità e l’urgenza di fornire da parte dell’Italia l’accesso ad un porto alla Mare Jonio per procedere allo sbarco di tutte le persone a bordo in conformità con il nostro ordinamento giuridico.

Facciamo appello al Presidente incaricato Giuseppe Conte e alla futura coalizione di governo affinché l’Italia promuova con urgenza un programma di ricerca e salvataggio a livello europeo, che preveda un meccanismo rapido e funzionale di sbarco e la conseguente eventuale ripartizione dei naufraghi salvati, nella direzione di soluzioni sostenibili e strutturate nella legislazione e nelle politiche europee, come anche recentemente dichiarato dallo stesso Presidente incaricato».

Primi firmatari: A Buon Diritto Onlus, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cnca, Casa dei Diritti Sociali, Comunità di S.Egidio,  Comunità Papa Giovanni XXIII,  Emergency Oong, Europa Asilo, Fcei-Mediterranean Hope, Intersos, Legambiente, Médecins du Monde – missione Italia, Medici Senza Frontiere, Medu, Migrantes, Oxfam Italia, Refugees Welcome, Save the Children Italia, Senza Confine (del Tavolo Asilo Nazionale)

e inoltre:

Agci Lazio Solidarietà, Aoi, Arcs, Articolo 21, Casa della Carità di Milano, Cgil, Ciac Parma, Ciai, Cild (centro di iniziativa per la legalità democratica), Cittadinanzattiva Lazio, Esercito della salvezza comando Italia Grecia, Focisv, Fondazione Archè, Fondazione Finanza Etica, Lunaria, Magistratura Democratica, Osservatorio Solidarietà, Pressenza, Rete Oong di Torino, Saltamuri, Terra onlus, UIL.

Foto: disegno di Francesco Piobbichi