Nel fervore che anima le importanti iniziative di celebrazione e di studio della Riforma, si manifesta lo sforzo di approfondire le idee dei riformatori che sentiamo come preziosa eredità – riconosciuta anche da interlocutori del mondo laico e cattolico – da vivere nella predicazione e nell’azione. Ma se pensiamo che le idee e le azioni dei riformatori siano state ispirate da Dio, non possiamo dimenticare la resistenza che a esse ha opposto l’umana tendenza al peccato.

Infatti nei 500 anni successivi alla Riforma il libero esame delle Scritture proclamato da Lutero, ha dovuto attendere, per realizzarsi appieno, l’alfabetizzazione dei fedeli, l’Illuminismo e la lettura storico-critica della Bibbia. E la libertà di coscienza, di pensiero, di espressione e di stampa per tutte le confessioni si è progressivamente affermata in Europa e nord America solo nell’ultimo secolo, dopo un lungo periodo di intolleranza, di roghi di «eretici» e streghe, di guerre di religione, in paesi sia cattolici sia protestanti. Gli stessi riformatori del Cinquecento, del resto, non furono teneri verso i dissenzienti (contadini, anabattisti o «libertini» che fossero).

Il rischio di una ennesima guerra di religione, questa volta con l’Islam, ancora oggi si profila per effetto dei flussi migratori causati dal neocolonialismo che ha ridotto in miseria molti paesi africani e alimenta guerre vendendo armi a tiranni locali in cambio del diritto di sfruttare giacimenti di risorse strategiche. Contro questa pericolosa deriva predicano i nostri pastori nelle comunità – sulla base del Nuovo e dell’Antico Testamento – e ha deciso di intervenire fattivamente la Federazione delle chiese evangeliche in Italia promuovendo insieme alla Comunità di Sant’Egidio i corridoi umanitari finanziati dall’Otto per mille valdese.

Ma c’è una parola che viene poco usata nelle rievocazioni della Riforma ed è la parola «protesta» che fu invece al centro della rivolta dei principi luterani tedeschi nei confronti dell’imperatore che aveva sospeso l’editto di Worms, e della loro rivendicazione della libertà di coscienza. Anche per questo ci chiamiamo protestanti. Quella protesta – come sappiamo – era partita dalle 95 tesi affisse il 31 ottobre 1517 da Lutero sul portale della chiesa del castello di Wittenberg per contestare – sulla base della Scrittura – la vendita delle indulgenze e le dottrine insegnate dal clero dell’epoca. Da queste tesi, che Lutero difese sfidando il potere imperiale e rischiando la propria vita, ebbe origine una vera e propria rivoluzione.

Non è forse questa la funzione profetica, che il Signore ha affidato a tanti suoi figli, spesso recalcitranti? Non è stato profeta M. L. King nel chiamare i neri statunitensi alla protesta e alla lotta nonviolenta contro la segregazione razziale e contro la guerra del Vietnam?

Ora ci troviamo di fronte a un evento di portata mondiale e di grande rilevanza che ci interpella in quanto cristiani sia protestanti sia cattolici e di cui si è data notizia anche su questo giornale (n. 37, pag. 1). L’Assemblea dell’Onu – presenti i rappresentanti di 140 nazioni – ha approvato a grande maggioranza un Trattato che mette al bando le armi nucleari in quanto armi di distruzione di massa e chiede agli Stati che ne possiedono di smantellarle. Una decisione altamente positiva in un momento storico in cui c’è chi minaccia l’uso di armi atomiche ben sapendo che una guerra atomica, per la prima volta nella storia, sarebbe in grado di distruggere l’intero pianeta .

A questa decisione, oltre alle nove potenze nucleari, non ha partecipato l’Italia. Si, proprio il nostro paese che «ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali» (art. 11 della Costituzione) e vanta spesso le proprie «radici cristiane», si rifiuta di mettere al bando gli armamenti nucleari e contemporaneamente «ospita» 50 bombe atomiche, varie basi Nato, è tra i primi produttori di armi al mondo, spende tanti miliardi per acquistare 90 cacciabombardieri F15.

Non sarebbe doveroso, nel momento in cui celebriamo i 500 anni dall’inizio della Riforma che riaffermò la priorità del messaggio cristiano sulle ragioni di stato, promuovere nelle chiese la raccolta di firme su una mozione che esprima lo sdegno di tutti i protestanti italiani per questa scelta e la richiesta al nostro governo di ravvedersi e di aderire al trattato dell’Onu?

Altrimenti, come cristiani, … che ci stiamo a fare?

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