Il dono dello Spirito di verità

Un giorno una parola – commento a Giovanni 16, 13

La conoscenza del Signore riempirà la terra, come le acque coprono il fondo del mare
Isaia 11, 9

Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità
Giovanni 16, 13

«Io sono la via, la verità e la vita»: una formula di auto-presentazione del Cristo che tutti conosciamo. Lo Spirito che Gesù promette ai suoi discepoli, in Giovanni, è «Spirito di verità». Lo Spirito è Colui che insegna la verità del Crocifisso e Risorto. L’Evangelo è potenza e verità, viene dall’udire ed una volta udito e creduto, chiama ad un compito, ti rivolge una vocazione.

Il compito dell’annuncio di questa verità, verità che ti scalza dalle tue pretese e dai tuoi pretesti, che ti priva delle tue vanità, orgogli ed arroganze, che contraddice le tue certezze assodate ed inconfutabili, ponendoti senza condizioni, spoglio, alla presenza del tuo Dio, è, così, affidato all’uomo. Il fattore che determina la possibilità di quest’annuncio è duplice: la chiamata di Dio ed il dono dello Spirito. C’è un fattore, dunque, che porta ad una conoscenza corretta del Cristo. Quale? Questo fattore è l’intervento costitutivo e determinante dello Spirito Santo che conduce a capire e ad accettare Cristo.

Uno Spirito di verità che non è naturale, non è patrimonio del nostro animo, non è una potenzialità o una nostra possibilità, una capacità insita nel cuore dell’uomo, ma è semplicemente, inconfondibilmente, dono di Dio. Qualcosa che non ti appartiene ma che ti è donato affinché tu possa conoscere, veramente, chi è Cristo! Lo Spirito di verità dona, dunque, una sapienza. Questa sapienza illumina l’uomo, ed illuminandolo rende visibile la condizione misera, la strada senza uscita in cui egli si trova, e quando la luce brilla solo allora realizzi il buio della tua ignoranza intorno a Dio: uomo schiavo del peccato, prigioniero delle sue figure e concetti religiosi, intronizzato sul suo trono di cartone, ammantato di ipocrisia e di presunzione, intriso di superbia, stregato dal miraggio di avvicinarsi autonomamente (e quindi inutilmente) alla presenza dell’Iddio vivente.

Il Signore ci doni, viceversa, di annunciare nella sapienza dello Spirito e di rendere una corretta testimonianza alla realtà di Cristo Gesù.

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