Tutto appartiene a Dio

Un giorno una parola – commento a Luca 20, 25

Il Signore ama la giustizia
Salmo 37, 28

Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio
Luca 20, 25

«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio»: Gesù risponde così a dei farisei che si fanno beccare dentro il tempio con una moneta con l’effige dell’imperatore romano in tasca. Una cosa vietata dalla legge, per questo nel tempio esistevano i cambiavalute. Ma – come si sa – alcuni religiosi si sentono al di sopra delle regole. È la radice dell’ipocrisia, chiedere agli altri di fare ciò che tu non hai cura di fare.

Il peccato consiste nel non distinguere a chi va cosa, per Gesù invece bisogna distinguere: Cosa appartiene a Dio? «Al Signore appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti» (Salmo 24, 1). Agli altri non appartiene nulla e nulla va dato loro, neanche a Cesare. È un po’ come nella storia della fornace ardente nel libro di Daniele: «noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai fatto erigere» (Dan. 3, 16-18).

I farisei tengono insieme ciò che non può stare insieme: Dio e Cesare. Entrambi pretendono di essere signori, ma Israele non può servire due padroni. I farisei dicono di servire Dio e di proteggere la fede, ma intanto, in tasca portano le monete di un altro Signore e portano la sua effigie fin dentro il tempio.

Spesso siamo indecisi su cosa debba andare a Cesare e cosa a Dio. Ci barcameniamo tra gli impegni “laici” e quelli “ecclesiastici”. Questa indecisione equivale ad entrare nel tempio con in tasca la moneta di Cesare, ci barcameniamo tra diversi ruoli che sono in conflitto tra di loro. L’unica risposta per un credente è quella di dare tutto a Dio e nulla ad altri. Ma come si fa senza diventare dei fanatici irresponsabili? Bisogna riflettere sul fatto che tutto è di Dio.

Il punto è quindi che riesco a dare tutto a Dio, senza diventare un fanatico irresponsabile, quando vivo ogni aspetto della mia vita come una vocazione. Vivere la fede è vivere la vita con fede. Non esistono due ambiti: la vita e la fede, ce n’è uno solo – la vita – che noi siamo chiamati a vivere con fede senza sentire alcun debito di lealtà verso nessun altro se non il Signore.

Immagine: Il tributo a Cesare (1610-1620), di Bartolomeo Manfredi, Galleria degli Uffizi, Firenze

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