Il grido d’allarme delle Case di riposo per persone anziane

«Di questo passo saremo costretti a chiudere»

La crisi delle Rsa, residenze socio assistenziali per anziani, sta continuando ad aggravarsi in Italia, e in particolare in Piemonte. Una situazione denunciata da tempo e che ora, con gli ultimi rincari legati anche alla situazione internazionale, il perdurare dell’emergenza pandemica, i mancati inserimenti in convenzione e la carenza di personale infermieristico, sta diventando insostenibile.

Ci sono stati recentemente degli incontri tra Diocesi di Pinerolo, Diaconia Valdese Valli, RSA Pinerolesi, sindaci dei Comuni Pinerolesi, ASL TO3, C.I.S.S, Unione Montana dei Comuni Val Chisone e Germanasca e le organizzazioni sindacali.
E' stato prodotto un documento da sottoporre alla Regione Piemonte sottoscritto dall’Associazione provinciale cuneese Case di Riposo pubbliche e private, dalle Diocesi di Cuneo, Fossano, Alba, Saluzzo, Mondovì, Pinerolo e dalla Diaconia Valdese Valli.

«I tre incontri rivolti ai primi cittadini dei Comuni sede di case di riposo, che abbiamo appena organizzato a Cuneo, Alba e Pinerolo, a cui sono intervenuti anche i vescovi delle rispettive diocesi, sono stati molto positivi. Ci hanno dato infatti modo di fare chiarezza sulla situazione reale che stiamo vivendo e dare consapevolezza agli amministratori locali che le misure finora ventilate dalla Regione Piemonte non sono sufficienti a evitare il rischio di tracollo dell’intero sistema. I sindaci e gli assessori intervenuti hanno ben percepito la gravità del quadro generale e si sono resi disponibili a farsi da tramite con i loro colleghi che non hanno potuto partecipare, affinché tutti sottoscrivano il documento rivolto alla Regione Piemonte contenente alcune puntuali richieste di intervento sulle residenze per anziani che abbiamo preparato. Nel mentre accogliamo con favore la disponibilità a incontrarci il prossimo 9 giugno, arrivata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio. Il dialogo è la strada migliore per provare a risolvere i problemi ed evitare di dover ricorrere ad altre forme di protesta». Questa l’analisi della situazione unanime condivisa a caldo all’indomani del triplice appuntamento organizzato lunedì 30 e martedì 31 maggio dai soggetti citati sopra.

In provincia di Cuneo le strutture Rsa e Ra sono 152 in tutto, per un totale di 7.416 posti letto di cui 6.395 occupati (86%). Di questi 4.653 sono accreditati ma solo 2.042 occupati da pazienti convenzionati (44%), con una lista di attesa di 1.380 posti letto convenzionati Rsa. Le strutture della provincia di Cuneo hanno 4.600 dipendenti diretti, a cui se ne aggiungono 1.350 circa di indiretti, per fatturato annuo complessivo di 202 milioni di euro, di cui il 76% sono retribuzioni. 

Nel distretto pinerolese dell’Asl TO3 vi sono 23 Rsa, per un totale di circa 1.600 posti letto, dei quali 1.118 accreditati. Solo il 49% di questi ultimi risulta occupato da pazienti convenzionati. Complessivamente le Rsa pinerolesi danno lavoro a circa 1.450 persone. Il loro fatturato annuo complessivo corrisponde a circa 50 milioni di euro e 35 milioni circa l’ammontare delle retribuzioni. 

Marco Armand Hugon della Diaconia valdese è stato intervistato da Daniela Grill per la trasmissione “Vita delle Chiese” di Radio Beckwith Evangelica. Armand Hugon ha raccontato come «Abbiamo denunciato alla Regione Piemonte una insostenibilità economica delle nostre strutture, stante il fatto che siamo fermi per quel che riguarda il riconoscimento regionale delle convenzioni in essere al 2013; da allora nessun aumento è stato effettuato, nemmeno l’adeguamento dell’inflazione. Con la pandemia, ancora in corso, e l’aumento vertiginoso delle materie prime, ci siamo trovati tutti in profondo rosso. Ci siamo rivolti dunque nuovamente alla Regione per avere sostegni, aiuti, in una situazione di emergenza».

Un appello corale fondato su alcuni punti: «Intanto c’è bisogno assolutamente di un riconoscimento economico per quello che riguarda il caro energia: i costi sono triplicati in un anno; poi c’è l’annosa questione del personale carente, soprattutto infermieristico: in questo ambito forse qualcosa potrebbe sbloccarsi perché delle oltre 2 mila unità che la Regione ha effettivamente assunto nell’ermergenza pandemica terminano il loro contratto il 30 giugno. Circa la metà sarà confermato, la metà restante dovrebbe essere disponibile per l’assunzione in Rsa. Serve inoltre un intervento importante a sostegno delle famiglie per il pagamento delle rette. Ad un altro livello serve una profonda revisione delle attuali normative, oramai in gran parte obsolete, non solo per gli aspetti economici, ma anche di gestione».

Il 9 giugno ci sarà un nuovo incontro in Regione. Armand Hugon fatica a dirsi ottimista: «Il problema di fondo è di una Regione che sta sottovalutando enormemente il problema dell’anziano, con investimenti che ne fanno il fanalino di coda almeno nel centro nord del Paese».

Interesse geografico: