Pastori protestanti nel campo di concentramento di Mauthausen

Un volume che raccoglie le biografie di chi lottò contro il Nazionalsocialismo, anche a scapito della propria vita

Sono 37 le biografie di pastori e teologi protestanti raccolte nel volume Pastori protestanti nel campo di concentramento di Mauthausen, pubblicato recentemente in Austria su commissione delle chiese protestanti, della Comunione di Chiese protestanti in Europa (Cpce) e curato dal pastore Michael Bünker e dalla storica Dietlind Pichler. Il volume è stato presentato ufficialmente sabato 7 maggio, a Vienna, alla presenza dei curatori dei vari capitoli. Un libro che si collega fortemente con la recente riflessione avviata dalle chiese protestanti austriache non solo sugli orrori che il nazismo portò con sé, in particolare nella concezione di luoghi come i campi di concentramento e di sterminio, ma anche sul coinvolgimento e la responsabilità di chi non seppe sottrarsi al dominio del Nazionalsocialismo.

Si tratta di una raccolta di biografie proposta in una prospettiva europea, perché i pastori protestanti di cui si racconta provengono da vari luoghi d’Europa: Francia, Olanda, Italia, Polonia, Slovacchia, Ungheria. L’intenzione è quella di superare i confini della conoscenza nazionale per arrivare a una condivisione storica collettiva. Racconta il pastore Michael Bünker, ideatore di questo progetto di documentazione: «Abbiamo voluto riportare alla memoria le vite e le vicende di questi pastori, ognuno con percorsi differenti, ma accomunati dalla loro testimonianza del Vangelo. Pensiamo che questo libro sia importante per la memoria collettiva: i personaggi di cui parliamo sono ben conosciuti all’interno delle loro chiese di appartenenza, ma abbiamo voluto inserirli in un contesto più ampio, europeo ed ecumenico. Una sorta di solidarietà internazionale per queste vittime del nazismo». Un concetto ribadito anche dal pastore Mario Fischer, attuale segretario generale della Cpce: «Le vittime del nazifascimo a Mauthausen provengono da più di 70 nazioni. Abbiamo voluto raccogliere esperienze diverse, ma con un filo comune importante. Anche la condivisione di queste storie crea ulteriori legami tra le chiese in Europa».

Negli ultimi decenni le chiese protestanti austriache stanno sviluppando una forte riflessione sulle responsabilità e il coinvolgimento nel nazismo. Un percorso anche di forte coscienza autocritica, certo non semplice ma fondamentale per poter proseguire su basi di verità e di riscatto. «In Austria siamo abituati a dire che i protestanti furono vittime del nazismo, ma non fu sempre così e in effetti nel libro non figura il nome di alcun pastore austriaco internato a Mauthausen – sottolinea Michael Chalupka, attuale vescovo della Chiesa evangelica di Confessione augustana d’Austria – Questo perché la chiesa protestante austriaca, chiesa di minoranza ma con un forte senso di appartenenza alla chiesa tedesca, non seppe sottrarsi al nazismo. Dobbiamo elaborare questo peccato che ci portiamo sulle spalle per poter avere un futuro. Il vero senso del Vangelo fu predicato nei campi di concentramento dai pastori resistenti che vi furono internati». Il libro Pastori protestanti nel campo di concentramento di Mauthausen è quindi un primo sguardo panoramico sulle vittime del campo di sterminio austriaco, in particolare sui pastori protestanti che, in nome delle loro convinzioni dettate dalla fede, si schierarono apertamente contro il nazismo.

Nell’elenco dei pastori figura anche il nome di Jacopo Lombardini, che proprio a Mauthausen morì, in camera a gas, il 25 aprile del 1945. Sabina Baral, responsabile della segreteria della Tavola Valdese, è intervenuta alla presentazione del volume. «Grazie al prezioso contributo del nostro Archivio storico abbiamo potuto raccontare la vita ricca e appassionante di questo predicatore laico ed educatore metodista. Lombardini fu un uomo di grande cultura e moralità, che seppe mettere al centro la Parola biblica e la propria fiducia nelle parole umane. Partecipò alla lotta partigiana nelle valli valdesi fornendo con grande empatia un’assistenza spirituale ai compagni di lotta, sapendo aprire orizzonti di senso là dove prevalevano la violenza e l’orrore. Credeva fortemente nei valori di libertà, uguaglianza e dignità. Per la Chiesa valdese in Italia è importante che Lombardini possa essere conosciuto anche all’estero, presso altre chiese europee».

 

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