Chiamati a dare speranza in luoghi imprevisti

Un racconto della gioia dell'incontro dell'Assemblée du Désert, appuntamento del cuore per i riformati francesi

Finalmente! Ho pensato questo quando sono arrivato ad Alès con mia moglie sabato 4 settembre. Da decine d’anni ero invitato da amici per l’Assemblée du Désert, incontro che si svolge nelle Cevenne la prima domenica di settembre di ogni anno. Per motivi lavorativi avevo sempre dovuto rinunciare. Quest’anno ce l’ho fatta! Invitati qualche giorno prima da una coppia di cari amici di Alès, abbiamo affrontato con grande entusiasmo e con la fiducia che avremmo vissuto qualcosa di speciale i 400 chilometri che separano le nostre Valli dalle Cevenne. E così è stato!

La domenica mattina ci siamo recati nei luoghi che circondano il Mas Soubeyran nel comune di Mialet, terrazzamenti ombreggiati da querce che hanno visto la resistenza dei “camisards”, protestanti che nel diciottesimo secolo si sono battuti per reclamare la libertà di coscienza e di culto. Persone che si sono comunque riunite nel culto al Signore nel “deserto”, cioè in luoghi appartati e nella clandestinità, nonostante la repressione e le persecuzioni. È stato un po’ come predicare nel tempio del Ciabàs: molto timore ed emozione e anche un po’ di tremore. Attorno a noi migliaia di persone provenienti da tutto il mondo protestante europeo.

La predicazione è stata quest’anno affidata a Olivier Brès, pastore della Chiesa protestante unita di Francia e attuale presidente del comitato della “Mission populaire évangélique” (MP). Il testo predicato è stato quello del libro degli Atti degli Apostoli dal versetto 36 del cap. 15 al v. 15 del cap. 16: la visione di Paolo e il viaggio a Filippi. Il pastore ha richiamato i partecipanti alla necessità di dover spesso cambiare progetti, nella nostra opera di testimonianza al Signore, anche nei luoghi non previsti e nelle situazioni ai margini della società e della chiesa. La MP è nata in Francia verso la fine del 1800 in tempi di crisi, di ripiegamento e di certezze venute meno. Crisi di perdita di fiducia nella classe politica, quando spesso i “poveri” sono additati come colpevoli di ogni problema; crisi spirituale, dove sono saltati i metodi di trasmissione della fede; crisi ambientale, quando lo sfruttamento delle risorse comune è diventato selvaggio; crisi nazionale e mondiale. Insomma, situazioni di grande difficoltà di altri secoli e di altre epoche, in cui però molto assomiglia alla crisi attuale dovuta alla pandemia e che ha messo a nudo e ingigantito problemi preesistenti.

Come Paolo anche noi abbiamo bisogno di sentirci chiamati a nuovi appuntamenti, a essere presenti in nuove situazioni, a immaginare luoghi di culto aperti a nuovi “abitanti”, luoghi dove coltivare insieme accoglienza, speranza e solidarietà concreta. Citando il sociologo e teologo Jacques Ellul, il predicatore ha ricordato che «solo l’azione di libertà è libertà», e non il disquisire su questa parola purtroppo troppo e malamente usata oggi in molti contesti. Libertà è liberazione, è sentirsi legati gli uni alle altre, bisognosi gli uni delle altre, è cura dell’altro e della casa comune da noi abitata.

Una lunga visita al “Musée du désert” e un pomeriggio di interventi sulla storia della MP hanno concluso la nostra giornata. Molti canti hanno accompagnato la mattina e il pomeriggio, grazie anche alla presenza di un coro, di un gruppo di fiati e di un organo. Un buon e bel tempo di ricarica prima dell’inizio di un nuovo anno di attività. Merci Sylvie e merci Jean-Louis, per l’invito, l’accoglienza e l’ospitalità!

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